In caso di separazione la casa può tornare ai genitori del coniuge che la concessero in comodato.

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Degna di nota la sentenza in commento per il revirement della Corte regolatrice sul tema del diritto alla permanenza nella casa coniugale dopo la separazione nell’ipotesi in cui la stessa venne concessa in comodato agli sposi dai genitori di uno di essi affinché venisse adibita ad abitazione familiare.
Con pronuncia relativamente recente (sent. n. 19939/2008) nell’affrontare la delicata questione della disciplina del comodato concesso per ragioni familiari senza determinazione di un termine finale, la stessa sezione III, richiamandosi alle SS.UU. n. 13603/2004, aveva ribadito come il provvedimento giudiziale di assegnazione della casa restasse regolato dalla disciplina del comodato negli stessi limiti che segnavano il godimento da parte della famiglia anteriormente alla separazione coniugale, con la conseguenza che il comodato convenzionalmente stabilito a termine indeterminato – fatta salva l’ipotesi di sopravvenienza di un urgente ed impreveduto bisogno, ai sensi dell’art. 1809 c.c., comma 2 – avrebbe comunque vincolato il comodante a consentire la continuazione del godimento dell’immobile da parte del coniuge assegnatario.
Nel caso di specie la Suprema Corte cambia rotta ed accoglie il ricorso dei genitori del marito contro le ragioni della ex nuora, affidataria della prole ed assegnataria dell’abitazione coniugale, di proprietà dei suoceri e concessa in comodato al figlio in ragione del matrimonio:
«Correttamente osservano i ricorrenti come la convenzione negoziale per la quale è processo fosse priva di termine, integrando cosi la fattispecie del cd. comodato precario, caratterizzato dalla circostanza che la determinazione del termine di efficacia del vinculum iuris costituito tra le parti è rimessa in via potestativa alla sola volontà del comodante, che ha facoltà di manifestarla ad nutum con la semplice richiesta di restituzione del bene, senza che assuma rilievo la circostanza che l’immobile sia state adibito ad uso famigliare e sia stato assegnato in sede di separazione tra coniugi, all’affidatario dei figli, come condivisibilmente affermato da questa corte regolatrice con la sentenza 10256/1997».