Certificato compiuta pratica forense: occorre tirocinio effettivo proficuo

TAR Lombardia Milano, sez. IV, 4 marzo 2010, n. 550

1253
4.13 / 5 - 80 voti
 Certificato compiuta pratica forense: occorre tirocinio effettivo proficuo

Per il rilascio del certificato di compiuta pratica forense non è sufficiente la mera compilazione del “libretto” se il tirocinio non è stato effettivo e proficuo

La norma di cui all’art. 10, 1 comma, del Regio Decreto n. 37/1934 recante “Norme integrative e di attuazione del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, sull’ordinamento della professione di avvocato e di procuratore”, così recita:
«Il Consiglio dell’ordine rilascia, su richiesta degli interessati, un certificato di compimento della pratica a coloro che dai documenti da essi prodotti a termini degli articoli precedenti risultino avere atteso alla pratica stessa, per il periodo prescritto, con diligenza e profitto.».
Spetta dunque ai locali Consigli dell’Ordine degli Avvocati in forza della norma statuale, così come sulla base degli eventuali regolamenti adottati al fine di meglio disciplinare la pratica forense, esprimere un giudizio di valore sull’esperienza acquisita dal praticante, valutando l’effettività e la proficuità del tirocinio svolto.
Nello stesso senso anche il regolamento del Consiglio forense di Varese – il cui diniego del certificato di compiuta pratica è stato impugnato dinnanzi al TAR dal praticante avvocato – per cui all’art. 1 è previsto che «La pratica forense deve essere svolta con assiduità, diligenza, dignità, lealtà e riservatezza» ed ancora « È compito dei consigli dell’Ordine vigilare sull’effettivo svolgimento del tirocinio da parte dei praticanti procuratori nei modi previsti dal presente regolamento, e con i mezzi ritenuti più opportuni».
Spetta dunque all’organo di autogoverno dell’avvocatura un potere di valutazione idoneo ad accertare l’effettività del tirocinio svolto, eventualmente smascherando quelle situazioni, pur possibili, di tirocinio in tutto o in parte apparente, in cui la pratica risulta svolta in modo fittizio e senza una concreta e fattiva partecipazione del tirocinante all’attività professionale.
Il TAR lombardo ribadisce pertanto che «l’effettività del periodo di pratica debba essere valutata, non soltanto, sulla base del dato numerico relativo al numero di atti compiuti e/o al numero delle udienze cui si è assistito, così come descritte nell’apposito “libretto” ma, altresì, tenendo conto della proficuità dell’attività stessa, in quanto finalizzata alla formazione professionale del praticante».
Nel caso di specie il Collegio ha ritenuto che la valutazione negativa espressa dal Consiglio dell’Ordine di Varese rappresentasse un corollario logicamente e coerentemente riconducibile all’esito del colloquio di verifica sostenuto dal ricorrente. Nel corso del colloquio finale, al termine del biennio di pratica forense, emerse infatti che il praticante non soltanto non avesse posto in essere un numero adeguato di atti giudiziali, ma, anche avuto riguardo ai pochi atti redatti, gli stessi richiesero un intervento sostanziale del dominus, inoltre le risposte fornite dal ricorrente sulle domande volte ad approfondire la qualità della partecipazione alle udienze riportate nel libretto si rivelarono generiche e insufficienti.