Il tesseramento e l’ingresso consentiti ad un numero indiscriminato di persone trasformano il circolo privato in esercizio pubblico.

TAR Lazio Roma, sez. II, 18 ottobre 203, n. 9013

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Il circolo privato deve essere considerato quale pubblico esercizio, con conseguente perdita di tutti i benefici e le agevolazioni fiscali ed amministrative, qualora l’accesso sia consentito ad una indistinta generalità di persone, ancorché le stesse possano fruire dei servizi offerti solo in seguito ad ammissione, che può anche avvenire a richiesta e dietro pagamento di un canone annuo di importo minimo.
Nella fattispecie, si procedeva infatti al tesseramento ed al rilascio delle tessere al momento stesso dell’ingresso degli avventori nel locale, senza alcuna formalità, procedendo contemporaneamente alla compilazione delle tessere, alla trascrizione dei nominativi sul libro dei soci e sul verbale di assemblea che peraltro risultava essere retrodatato. Le tessere inoltre erano prive di data di rilascio e la quasi totalità degli avventori era stato tesserato nell’immediatezza dell’ingresso nel locale.
Gli agenti di polizia locale hanno altresì accertato che nel circolo in questione si svolgeva attività di esecuzioni musicali al pubblico (id est, di intrattenimento) senza essere in possesso delle relative autorizzazioni amministrative e che nel locale l’unica attività svolta era la somministrazione di bevande e l’ascolto della musica.
A fronte di una tale condotta deve ritenersi di essere in presenza di un pubblico esercizio che intende qualificarsi come circolo privato al precipuo fine di eludere le limitazioni poste dalla legge e dai regolamenti locali alla apertura di nuovi esercizi di somministrazione al pubblico.
Rammenta il TAR nella sentenza che la materia dei circoli privati trova il proprio fondamento normativo nella legge n. 287 del 1991 e nel successivo D.P.R. 4 aprile 2001, n. 235 che reca, nella titolazione, “Regolamento recante semplificazioni del procedimento per il rilascio dell’autorizzazione alla somministrazione di alimenti e bevande da parte di circoli privati”.
Il decreto in parola ha introdotto alcune novità in materia:

  1. ha integrato, per i circoli privati, la disciplina dettata dalla legge n. 287 del 1991 che, quindi, laddove fa riferimento ai circoli privati si deve intendere completata dalle disposizioni del Decreto, con il loro carattere di specialità;
  2. ha eliminato il regime della “doppia autorizzazione”, quella ex legge n. 287/1991 e quella derivante dall’art. 86 del TULPS (in tre provvedimenti ravvicinati – il D.P.R. 235 del 2001, la legge n. 135 del 2001 (legge quadro sul turismo) ed il D.Lgs. n. 311 del 2001 di modifica del TULPS (e dell’art. 152 del regolamento di attuazione) – si stabilisce che l’autorizzazione comunale è rilasciata anche ai sensi dell’art. 86 TULPS).

Inoltre la disciplina dei circoli privati va letta in parallelo con la regolamentazione fiscale, con riferimento al testo unico delle imposte sui redditi (DPR. 917 del 1986). Quest’ultimo elemento è particolarmente significativo poiché:

  • trattandosi di soggetti no-profit, l’assenza di finalità di lucro non può che essere risolta a livello di imposizione fiscale;
  • le sanzioni fiscali sono più efficaci di quanto non siano le sanzioni amministrative comunali, soprattutto perché molti esercenti rifiutano l’esibizione delle scritture contabili alla polizia municipale.

Ai sensi dell’art. 2, comma 1 del D.P.R. 235 del 2001, che rinvia all’art. 111, comma 3 del testo unico sulle imposte sui redditi, la somministrazione di alimenti e bevande deve avvenire a favore dei rispettivi associati nei locali dove si svolge l’attività associativa.
Il decreto 235 del 2001 chiarisce che nei confronti dei circoli privati “Resta ferma la possibilità per il comune di effettuare controlli ed ispezioni”.
Per effetto del combinato disposto degli artt. 2 e 3 del DPR 235 del 2001 con gli artt. 10 della L. n. 287 del 1991 e 17 ter del TULPS, la violazione degli obblighi di legge – accertata in sede di controllo ispettivo-amministrativo – è sanzionata (anche) con la cessazione e/o sospensione dell’attività.
I controlli presso il circolo potranno riguardare, tra gli altri aspetti:

  • la richiesta dell’elenco dei soci;
  • la verifica che i presenti siano tutti regolarmente iscritti (ossia in regola con il pagamento dell’iscrizione annuale);
  • la verifica che i presenti cui è destinata la somministrazione siano tutti regolarmente associati;
  • la verifica degli indici funzionali all’accertamento della eventuale trasformazione dell’attività in una attività a fine di lucro. Tra gli indici verificatori si annoverano: pagamento del biglietto, rilascio senza formalità della tessera di socio, pubblicità delle iniziative svolte nel locale, dimensione del locale ed evidente fine imprenditoriale, elevato numero di persone;
  • la presenza di intrattenimenti danzanti e, quindi, l’esistenza delle autorizzazioni ex art. 68 e 80 TULPS, vale a dire l’autorizzazione del sindaco per dare spettacolo ed intrattenimento;
  • l’agibilità dei locali rispetto a tali spettacoli. 

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