Si può coltivare cannabis in casa?

Cassazione penale, sez. IV, 28 giugno 2011, n. 25674

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 Si può coltivare cannabis in casa?

La coltivazione di cannabis può essere non penalmente rilevante quando la produzione minima di principio attivo non minaccia la salute e la sicurezza pubblica.

Può non integrare il reato di produzione, traffico e detenzione di sostanze stupefacenti o psicotrope (art. 73 del DPR 309/90) la coltivazione di una sola pianta di canapa indiana qualora, per le modalità in cui è avvenuto il fatto – nel caso di specie coltivazione domestica di una piccola piantina contenente principio attivo di mg. 16 – la condotta non risulti lesiva dei beni giuridici della salute e della sicurezza pubblica tutelati dalla norma incriminatrice.

La Corte pare dunque discostarsi dalla giurisprudenza di legittimità proveniente dalle S.U. (ed anche dalla prevalente giurisprudenza di merito) che pure recentemente ha statuito che la coltivazione di stupefacenti, sia essa svolta a livello industriale o domestico, costituisce reato anche quando sia realizzata per la destinazione del prodotto ad uso personale (cfr. Cass. pen., sez. unite., Sentenza n. 28605 del 24/4/2008) e ciò richiamando il principio di necessaria offensività del reato, che deve fungere da criterio guida nella valutazione della “tipicità” della condotta.

La coltivazione di cannabis può quindi essere non penalmente rilevante quando il numero delle piante e la produzione minima di principio attivo siano tali da non porre minaccia ai beni della salute o della sicurezza pubblica.

Testo integrale della sentenza:

Cassazione penale, sez. IV, 28 giugno 2011, n. 25674