Commette peculato l’albergatore che non versa l’imposta di soggiorno

Cassazione penale, sez. VI, 7 febbraio 2019, n. 6130

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 Commette peculato l’albergatore che non versa l’imposta di soggiorno

La qualifica soggettiva del gestore di una struttura alberghiera in relazione alla riscossione dell’imposta di soggiorno comunale è quella di incaricato di pubblico servizio, anche in assenza di un preventivo e specifico incarico da parte della pubblica amministrazione, in considerazione della natura prettamente pubblicistica della sua attività di compartecipe dell’attività amministrativa del Comune quale ente impositore, anche in considerazione degli obblighi gravanti sugli albergatori, tenuti alla presentazione delle dichiarazioni relative all’imposta di soggiorno versata dai clienti e all’integrale riversamento della stessa al Comune.
Da ciò ne discende che l’albergatore risponde per peculato delle somme riscosse e non consegnate all’Ente territoriale a titolo di imposta di soggiorno a norma dell’art. 4 del D.Lgs. 14 marzo 2011, n. 23. Deve ritenersi infatti che il denaro entra nella disponibilità della pubblica amministrazione nel momento stesso dell“incasso dell’imposta di soggiorno cosicché ogni imputazione delle somme riscosse dai contribuenti alla copertura di voci di altra natura, esulanti dal fine pubblico per il quale sono state versate e ricevute, integra la condotta appropriativa di cui all’art. 314 c.p.

Testo integrale della sentenza:

Cassazione penale, sez. VI, 7 febbraio 2019, n. 6130