Il consumo di gruppo di sostanze stupefacenti quale ipotesi di non punibilità.

Cassazione penale, sez. VI, 2 marzo 2011, n. 8366

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«Il consumo di gruppo di sostanze stupefacenti, quale ipotesi di non punibilità, si appalesa come una particolare specie del più ampio genus configurante il concetto di detenzione, indicato dall’art. 73 d.p.r. 309/90, ritenuto che la specificità decisiva, la quale consente di escludere nel senso della irrilevanza penale di un acquisto e di una derivata detenzione di droga da parte di più persone riunite, sia il raggiungimento della prova positiva di una comune ed originarla finalità che unisce e dà forma alla partecipazione del singoli alle condotte descritte.
Come perspicuamente rilevato, il disegno perseguito dai soggetti partecipanti all’acquisto deve, pertanto, caratterizzarsi palesemente nel denominatore comune di un uso esclusivamente personale.
Ne consegue che l’adesione preliminare a simile progetto comune esclude che colui (o coloro) che acquista, su incarico degli altri sodali, si ponga In una posizione di estraneità rispetto ai mandanti l’acquisto destinatari dello stupefacente, come si verifica (in ambito civilistico) per colui che operi in nome e per conto altrui, ma rimanga estraneo agli effetti del negozio che egli ha concluso.
È inoltre richiesto:
a) che l’acquirente-mandatario, il quale opera materialmente (o conclude) le trattative di acquisto, sia anche lui uno degli assuntori (Cass. pen. sez. 4, 35682/2007);
b) che sia certa sin dall’inizio l’identità dei componenti il gruppo, nonché manifesta la comune e condivisa volontà di procurarsi la sostanza destinata al paritario consumo personale (Cass. pen. sez. 6, 37078/2007) e si sia del pari raggiunta un’Intesa In ordine al luogo ed ai tempi del relativo consumo (Cass. pen. sez. 6, 28318/2003, r.v. 225684);
c) che gli effetti dell’acquisizione traslino direttamente in capo agli interessati, senza passaggi mediati (Cass. pen. sez. 5, 31443/2006).
Pertanto, l’originarla finalizzazione di ripartire il compendio psicotropo fra i partecipanti al gruppo e la destinazione al consumo esclusivo del medesimi della droga acquistata o detenuta da uno dei partecipanti al gruppo su preventivo mandato degli altri, si propone come elemento che rende in equivoca l’unicità del comportamento ed esclude frammentazioni determinate da ulteriori passaggi, i quali configurerebbero autonome cessioni penalmente rilevanti (Cass. pen. sez. 4, 4842/2003, r.v. 229368)».