Contratto a tutele crescenti: incostituzionale la previsione di un’indennità di licenziamento in ragione della sola anzianità di servizio

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Contratto a tutele crescenti: incostituzionale la previsione di un’indennità di licenziamento crescente determinata in ragione della sola anzianità di servizio

La Corte costituzionale, con sentenza n. 194 depositata in data 8 novembre 2018, ha dichiarato illegittimo l’articolo 3, comma 1, del Decreto legislativo n.23/2015 sul contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti, nella parte – non modificata dal successivo Decreto legge n.87/2018, cosiddetto “Decreto dignità” che determina in modo rigido l’indennità spettante al lavoratore ingiustificatamente licenziato. In particolare, la previsione di un’indennità crescente in ragione della sola anzianità di servizio del lavoratore è, secondo la Corte, contraria ai principi di ragionevolezza e di uguaglianza e contrasta con il diritto e la tutela del lavoro sanciti dagli articoli 4 e 35 della Costituzione.
Tutte le altre questioni relative ai licenziamenti sono state dichiarate inammissibili o infondate.

Per la Corte costituzionale, non è in discussione il meccanismo di ristoro economico, c.d. a tutele crescenti, al posto della tutela reale. Ad essere illegittimo è il sistema rigido di previsione di una indennità crescente in ragione della sola anzianità di servizio del lavoratore, contrario, secondo la Corte, ai principi di ragionevolezza e di uguaglianza e in contrasto con il diritto e la tutela del lavoro sanciti dagli articoli 4  e 35 della Costituzione.

Dispositivo della sentenza

La Corte costituzionale ha disposto:

  1. l’illegittimità costituzionale dell’art. 3, comma 1, d.lgs. 4 marzo 2015, n. 23 (cd. Jobs Act) limitatamente alle parole “di importo pari a due mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto per ogni anno di servizio, “;
  2. l’inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell’art. 1, comma 7, lett. c), l. 10 dicembre 2014, n. 183 (cd. Delega Lavoro Jobs Act) e degli artt. 2, 3, commi 2 e 3, e 4, d.lgs. n. 23 del 2015, sollevate in riferimento agli artt. 3, 4 comma 1, 35 comma 1, 76 e 117 comma 1, Cost., questi ultimi due articoli in relazione all’art. 30 della Carta di Nizza, alla Convenzione OIL n. 158 del 1982 sul licenziamento, e all’art. 24 della Carta sociale europea;
  3. l’inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell’art. 3, comma 1, d.lgs. n. 23 del 2015, sollevata in riferimento agli artt. 76 e 117, comma 1, Cost., in relazione all’art. 10 della Convenzione OIL n. 158 del 1982 sul licenziamento;
  4. la non fondatatezza della questione di legittimità costituzionale dell’art. 3, comma 1, d.lgs. n. 23 del 2015, sollevata in riferimento agli artt. 76 e 117, comma 1, Cost., in relazione all’art. 30 della Carta di Nizza.