La gestione dei contributi erogati ai gruppi consiliari regionali è soggetta al controllo della Corte dei Conti.

Cassazione civile, sez. unite, 31 ottobre 2014, n. 23257

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 La gestione dei contributi erogati ai gruppi consiliari regionali è soggetta al controllo della Corte dei Conti.

Rientra nella giurisdizione della Corte dei conti la gestione illecita, per colpa grave, dei contributi mensili erogati ai gruppi consiliari regionale posto che, per la sussistenza della giurisdizione della magistratura contabile, è necessaria e sufficiente una fattispecie oggettivamente riconducibile allo schema del “rapporto di servizio” del suo preteso autore, anche se soggetto di diritto privato.
A tal proposito la Suprema Corte ha osservato «che la gestione delle amministrazioni regionali non si sottrae alle funzioni di controllo della Corte dei conti, giacché tale attribuzione – la quale trova diretto fondamento nell’art. 100 ed, altresì, negli artt. 81, 119 e 120 Cost., che assegnano alla Corte, organo dello Stato-ordinamento, il controllo successivo sulla gestione del bilancio come controllo esterno ed imparziale – deve, alla luce della L. n. 20 del 1994, art. 3, comma 4, e L. n. 131 del 2003, art. 7, comma 7, intendersi riferito, non solo al bilancio dello Stato, ma, a garanzia dell’unità economica della Repubblica, anche a quello di tutti gli altri enti pubblici (Comune, Citta metropolitane, Provincie e Regioni, anche ad autonomia differenziata) che costituiscono, nel loro insieme, il bilancio della “finanza pubblica allargata” (cfr. Corte cost. 39/2014, 219/2013, 198/12, 179/07, 470/97, 29/95).
Peraltro […] la giurisdizione contabile sulla gestione dei fondi erogati ai gruppi presso i consigli regionali non può ritenersi esclusa in funzione delle prerogative costituzionali riconosciute, a tutela dell’autonomia del consiglio regionale, dall’art. 122 Cost., comma 4, […].
Invero, l’art. 122 Cost., comma 4, stabilisce che “i consiglieri regionali non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni”
[…] è già il puro dato letterale ad escludere ogni possibilità di estendere l’evocata prerogativa d’insindacabilità testualmente riferita alle opinioni espresse e ai voti dati nell’esercizio delle funzioni e, dunque, solo alle più elevate funzioni di rappresentanza politica del consiglio regionale (cfr. Corte cost. 289/97, 209/94, 69/1985) – alla gestione dei contributi erogati ai “gruppi” presso i consigli regionali, che a quel novero ristretto di più elevate funzioni certamente non appartiene. […]
Del resto, proprio nell’ottica suindicata, Corte cost. 292/2001 – ritenuta la piena applicazione della giurisdizione contabile agli apparati regionali – ha affermato che l’autonomia organizzativa e contabile di cui gode il consiglio regionale non implica che l’amministrazione consiliare sia sottratta al controllo giurisdizionale stabilito dalle leggi statali sull’attività di maneggio del denaro pubblico, giacché questo non comporta di per sè interferenza con attività deliberative né implicazione di “opinioni” e “voti” in capo ai componenti del consiglio regionale.
Non diversamente Corte cost. 39/2014 – rimarcando l’insussistenza di un perfetto parallelismo con le garanzie riconosciute agli organi supremi (Camere parlamentari, Presidenza della Repubblica Corte costituzionale) ha escluso che l’insindacabilità riconosciuta ai consiglieri regionali, nelle regioni ordinarie come in quelle ad autonomia speciale, implichi deroga, in favore dei consigli regionali e dei relativi gruppi, al criterio di generale sottoposizione alla giurisdizione contabile».