I costi per visite fiscali dei lavoratori pubblici non devono gravare sulle ASL.

Corte Costituzionale, 10 giugno 2010, n. 207

430
4.12 / 5 - 0 voti
 I costi per visite fiscali dei lavoratori pubblici non devono gravare sulle ASL.

I costi per visite fiscali dei lavoratori pubblici non devono gravare sulle ASL. Incostituzionali i commi 5-bis e 5-ter aggiunti all’art. 71 del “Decreto Brunetta” D.L. 112/2008.

L’art. 17, comma 23, lettera e), del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78 (Provvedimenti anticrisi, nonché proroga di termini), ha aggiunto all’art. 71 del cosiddetto “Decreto Brunetta” d.l. 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), i seguente commi:
«5-bis. Gli accertamenti medico-legali sui dipendenti assenti dal servizio per malattia effettuati dalle aziende sanitarie locali su richiesta delle Amministrazioni pubbliche interessate rientrano nei compiti istituzionali del Servizio sanitario nazionale; conseguentemente i relativi oneri restano comunque a carico delle aziende sanitarie locali» e
«5-ter. A decorrere dall’anno 2010 in sede di riparto delle risorse per il finanziamento del Servizio sanitario nazionale è individuata una quota di finanziamento destinata agli scopi di cui al comma 5-bis, ripartita fra le regioni tenendo conto del numero dei dipendenti pubblici presenti nei rispettivi territori; gli accertamenti di cui al medesimo comma 5-bis sono effettuati nei limiti delle ordinarie risorse disponibili a tale scopo».

Secondo la Regione Toscana, che ha sollevato la questione di legittimità costituzionale, risulterebbero violate:
– la competenza legislativa concorrente della Regione in materia di tutela della salute e di organizzazione del servizio sanitario di cui all’art. 117, terzo comma, Cost., in quanto le norme impugnate, imponendo la gratuità delle visite fiscali, gravano del relativo onere le aziende sanitarie e, quindi, il fondo sanitario regionale, così vanificando la scelta organizzativa regionale di richiedere il pagamento delle prestazioni secondo una tariffa determinata.
– l’autonomia finanziaria della Regione di cui all’art. 119 Cost., in quanto, per garantire invariato il livello di assistenza sanitaria, la stessa i troverebbe costretta ad integrare il fondo sanitario regionale con proprie risorse finanziarie.
La Consulta, premesso che la materia di che trattasi rientra nella “tutela della salute” di cui all’art. 117, 3 comma Cost, per cui ricorre la potestà legislativa concorrente della regione, e non già nella “determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale” di cui all’art, 177, 2 comma lettera m) Cost., riservata alla competenza legislativa esclusiva dello Stato, osserva come « la disciplina degli accertamenti medico-legali sui dipendenti assenti per malattia, anche se viene attivata per soddisfare l’interesse del datore di lavoro volto a controllare e verificare la regolarità e legittimità dell’assenza per malattia del lavoratore, viene altresì a configurare una prestazione di tipo sanitario che si sostanzia, quanto meno, in una diagnosi sulla salute del lavoratore conforme o difforme rispetto a quella effettuata dal medico curante o alla condizione denunciata dal lavoratore e che può anche determinare l’adozione di misure che eccedono la persona del dipendente, qualora l’accertamento evidenzi patologie che presentino rischi di contagio».
Inoltre la normativa in parola, a giustificare l’intervento legislativo di carattere statuale, neppure può essere qualificata come “normativa di principio”, «in quanto la disciplina introdotta dai commi 5-bis e 5-ter non lascia alcuno spazio di intervento alla Regione non solo per un’ipotetica legiferazione ulteriore, ma persino per una normazione secondaria di mera esecuzione, con l’effetto, peraltro, di vincolare risorse per l’effettuazione di una prestazione che non rientra nella materia di competenza esclusiva dello Stato di cui al già citato art. 117, secondo comma, lettera m), Cost., incidendo, in tal modo, anche sull’autonomia finanziaria della Regione, tutelata dall’art. 119 Cost».

Testo integrale della sentenza:

Corte Costituzionale, 10 giugno 2010, n. 207