Legittimo il diniego del porto d’armi in caso di guida in stato di ebbrezza.

TAR Campania Nsapoli, sez. V, 6 novembre 2015, n. 5205

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 Legittimo il diniego del porto d’armi in caso di guida in stato di ebbrezza.

Ai sensi dell’art. 39 del TULPS (R.D. 18 giugno 1931, n. 773), il Prefetto ha il potere al di vietare la detenzione di armi e munizioni ai soggetti ritenuti capaci di abusarne. Si tratta di un potere connotato da elevata discrezionalità, in considerazione della funzione per cui lo stesso è attribuito, consistente nella tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, anche con finalità di prevenzione della commissione di illeciti. Allo stesso modo, il Questore, nel decidere se rilasciare ovvero rinnovare una licenza relativa alle armi, è titolare di amplissima discrezionalità e quindi può valorizzare ai fini della decisione qualunque circostanza dalla quale si possa desumere l’inaffidabilità dell’interessato, ai sensi degli artt. 11 e 43 del citato TULPS.

Ne consegue che il divieto di detenzione di armi, munizioni ed esplosivi, così come il diniego della licenza di porto di fucile per uso venatorio, non richiedono un oggettivo ed accertato abuso nella tenuta delle armi, essendo sufficiente che il soggetto non dia affidamento di non abusarne, sulla base del prudente apprezzamento di tutte le circostanze di fatto rilevanti nella concreta fattispecie da parte dell’Autorità amministrativa competente (cfr. Consiglio di Stato, sez. VI, 10 maggio 2006, n. 2576; sez. III, 10 ottobre 2014, n. 5039 e 31 marzo 2014, n. 1521). Si tratta, dunque, di un giudizio prognostico che ben può essere basato su elementi anche soltanto di carattere indiziario, stante il potenziale pericolo rappresentato dalla possibilità di utilizzo delle armi possedute (cfr. Consiglio di Stato sez. VI, 11 dicembre 2009, n. 7774 e 29 gennaio 2010, n. 379).

In ragione di tali principi è stato ritenuto legittimo il diniego di rinnovo della licenza di porto di fucile per uso caccia ed il divieto di detenzione armi, munizioni e materie esplodenti a soggetto condannato penalmente per guida in stato di ebbrezza.
Nella fattispecie il TAR ha ritenuto che la valutazione di persistente inaffidabilità dell’instante fosse conforme ai principi sopra richiamati ed esente dai prospettati vizi di legittimità.
Invero, l’abuso di bevande alcoliche – in considerazione dei noti effetti negativi circa il controllo dell’inibizione, la perdita della coordinazione motoria e le distorsioni a carico del sistema percettivo, fino ai casi più gravi di incoscienza indotta dall’assunzione di dosi elevate – assume particolare rilevanza in materia di armi per cui non è affatto irragionevole la valutazione della specifica rischiosità della grave condotta contestata ai fini della prevenzione dei pericoli per la sicurezza e l’incolumità pubblica. Infatti, l’alterazione psicofisica connessa allo stato di ebbrezza impedisce (quanto meno) di prestare una vigile attenzione, al fine di evitare non solo che altri possano impadronirsi delle armi, ma anche che lo stesso titolare della licenza possa fare un uso sconsiderato delle stesse arrecando nocumento a sé stesso o a terzi (cfr. T.A.R. Lombardia, Milano, Sez. III, 24 ottobre 2005, n. 3883).