Per la disposizione di diritti reali su parti comuni occorre consenso di tutti i condomini.

Cassazione civile, sez. II, 24 febbraio 2006, n. 4258

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 Per la disposizione di diritti reali su parti comuni occorre consenso di tutti i condomini.

Per la disposizione di diritti reali su parti comuni occorre consenso di tutti i condomini.

La transazione che ha ad oggetto i beni comuni è un negozio dispositivo, e pertanto per essere validamente conclusa dall’amministratore di condominio necessita non dell’autorizzazione della maggioranza dell’assemblea ma del consenso di tutti i condomini.
Ai sensi dell’art. 1108 comma 3 c.c. (applicabile al condominio in virtù del rinvio operato dall’art. 1139 c.c.), è richiesto il consenso di tutti i comunisti – e, quindi, della totalità dei condomini – per gli atti di alienazione del fondo comune, o di costituzione su di esso di diritti reali, o per le locazioni ultranovennali, con la conseguenza che tale consenso è necessario anche per la transazione che abbia ad oggetto i beni comuni, potendo essa annoverarsi, in forza dei suoi elementi costitutivi (e, in particolare, delle reciproche concessioni), fra i negozi a carattere dispositivo. Pertanto, non rientra nei poteri dell’assemblea condominiale – che decide con il criterio delle maggioranze – autorizzare l’amministratore del condominio a concludere transazioni che abbiano ad oggetto diritti comuni.
La facoltà di sopraelevare concessa dall’art. 1127, primo comma, c.c., al proprietario dell’ultimo piano dell’edificio condominiale, se l’ultimo piano appartenga “pro diviso” a più persone, spetta a ciascuno di essi nei limiti della propria porzione di piano con utilizzazione dello spazio aereo sovrastante a ciascuna porzione, e nei limiti di cui al secondo e terzo comma dell’art. 1127.

Massima tratta da: Massimario della Corte di Cassazione