Programmi televisivi: per il riconoscimento del diritto d’autore è necessaria la presenza di un “format”.

Cassazione civile, sez. I, 17 febbraio 2010, n. 3817

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Allo stato, in assenza di previsioni normative del concetto di “format”, cioè della cosiddetta “idea base di programma televisivo” come modello da ripetere anche da altre emittenti o in altre occasioni, occorre riferirsi a quanto stabilito dal bollettino ufficiale della SIAE n. 66 del 1994, p. 546, per cui:
“si intende per formato l’opera d’ingegno, avente struttura originale esplicativa di uno spettacolo e compiuta nelle articolazioni delle sue fasi sequenziali e tematiche, idonea ad essere rappresentata in un’azione radiotelevisiva o teatrale, immediatamente o attraverso interventi di adattamento o di elaborazione o di trasposizione, anche in vista della creazione di multipli. Ai fini della tutela, l’opera deve presentare i seguenti elementi qualificanti: titolo, struttura narrativa di base, apparato scenico e personaggi fissi”.
Orbene in assenza di un vero e proprio “format” come sopra definito la Suprema Corte ha ritenuto insussistente il diritto di autore rispetto all’ideazione di programmi televisivi e ciò in linea con la prevalente giurisprudenza di legittimità per cui “il contenuto dell’opera rileva in quanto sia configurabile una forma o struttura esplicativa del programma” (così con Cass. civ. n. 5089/04, cfr. n. 24594/2005 e n. 16888/2006).
Nella specie – ancorché sia pacifico in giurisprudenza che il concetto giuridico di creatività nel diritto d’autore prescinde da una assoluta novità e originalità dell’opera, ritenendosi tutelabili anche idee modeste e nozioni semplici – è stata negata la configurabilità del concetto di opera dell’ingegno, ritenuti inesistenti nelle idee di programmi e trasmissioni oggetto di causa i caratteri dei cd. “formats” o “formati” per la mancanza di un “canovaccio” idoneo a caratterizzarne il concreto svolgimento.
Piuttosto gli eventi da trasmettere erano di regola improvvisati, per cui l’andamento del programma era rimesso alle doti d’attore del suo stesso ideatore.

Testo integrale della sentenza:

Cassazione civile, sez. I, 17 febbraio 2010, n. 3817