Il detenuto ha diritto al permesso ad uscire dal carcere per la nascita del figlio

Cassazione Penale, sez. I, 20 ottobre 2017, n. 48424

2817
4.13 - 79 voti
 Il detenuto ha diritto al permesso ad uscire dal carcere per la nascita del figlio

La nascita di un figlio è evento eccezionale e giustifica la concessione in favore del detenuto del permesso ad uscire dal carcere per assistere al parto ai sensi  dell’art. 30, comma 2 dell’Ordinamento Penitenziario

Non può negarsi alla nascita di un figlio la natura di evento fortemente coinvolgente sotto il profilo della intensità emotiva. Se è vero che la nascita di un figlio non costituisce un evento necessariamente irripetibile dal punto di vista strettamente naturalistico, tuttavia assume una incidenza fondamentale sull’esperienza umana del genitore interessato, per il quale la nascita di ciascun figlio rappresenta un evento emozionale di natura eccezionale e insostituibile, tale da realizzare un unicum indelebile nella sua esperienza di vita. Ciò vale anche per il padre che partecipa all’evento del parto anche sotto il profilo della preoccupazione contestuale per la salute tanto della madre quanto del bambino.
Per tali ragioni la nascita di un figlio riveste quel carattere di eccezionalità e di inusualità che concretizza la particolare gravità dell’evento familiare postulata dall’art. 30, comma 2 della Legge 354 del 1975 (ordinamento penitenziario).

La legge 354/75 all’art. 30, comma 2, prevede la possibilità eccezionale di concedere ai detenuti (e agli internati) il permesso di uscire dal carcere, con le necessarie cautele esecutive, per “eventi familiari di particolare gravità”, analogamente a quanto stabilito dal comma 1 della medesima norma per il caso di imminente pericolo di vita di un familiare o di un convivente del soggetto interessato.
In sede di elaborazione giurisprudenziale del portato della norma la Suprema Corte ha affermato che i requisiti della particolare gravità dell’evento giustificativo e della sua correlazione con la vita familiare, indispensabili per la concessione del permesso, devono essere verificati con riguardo alla capacità dell’evento stesso – da intendersi nella sua accezione di fatto storico specifico e ben individuato – di incidere in modo significativo nella vicenda umana del detenuto, senza che debba trattarsi necessariamente di un evento luttuoso o drammatico: assume, invece, importanza decisiva la sua natura di evento inusuale e del tutto al di fuori della quotidianità, sia per il suo intrinseco rilievo fattuale, sia per la sua incidenza nella vita del detenuto e nell’esperienza umana della detenzione carceraria (Sez. 1 n. 15953 del 27/11/2015, Rv. 267210).

In particolare è stata ritenuta l’incidenza rilevantissima, se non addirittura decisiva, che devono assumere il contatto coi familiari e il ruolo della famiglia nel contesto interpretativo dei requisiti – come sopra individuati – caratterizzanti l’evento che legittima la concessione del permesso c.d. di necessità (Sez. 1 n. 52820 dell’11/10/2016, in motivazione).
Per le ragioni sopra esposte la partecipazione personale e diretta alla nascita di un figlio non può che essere considerata quale evento eccezionale ed insostituibile, tale da realizzare un unicum indelebile nella esperienza di vita del genitore, non surrogabile dalla possibilità assicurata dall’ordinamento penitenziario di ricevere la visita in carcere del neonato e della madre in un momento successivo.