Legittimo il divieto di edificabilità se il suolo è inquinato e necessita di essere sottoposto a bonifica.

TAR Trento, 20 novembre 2013, n. 382

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È legittimo il provvedimento amministrativo che subordini l’edificabilità del suolo all’avvenuta completa bonifica dello stesso se classificato come inquinato.
Nella fattispecie talune aree industriali occupate in precedenza da stabilimenti chimici e classificate dal D.M. 18 settembre 2001 n. 468 come siti di interesse nazionale, in quanto gravemente inquinate, sono state destinate dal PRG a “Zona C6”, in cui l’edificazione è subordinata ad un unico piano attuativo e, successivamente, con delibera consigliare, l’ente comunale ha subordinato l’edificabilità all’integrale bonifica di tutte le aree facenti parte del sito inquinato.
Secondo il TAR la tutela del diritto di proprietà, ancorché garantita dall’art. 1 del primo protocollo addizionale della CEDU, è da considerarsi recessiva di fronte alle esigenze di salvaguardia dei valori ambientali e di tutela della salute. L. 1 del Prot. n. 1 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, essendo ispirato alla necessaria proporzionalità tra l’interesse pubblico perseguito e la tutela della proprietà privata, non esclude un sacrificio dello jus aedificandi per la salvaguardia di interessi superiori come la tutela della salute e dell’ambiente.

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