Escuso il permesso di soggiorno per chi lo ha inizialmente ottenuto sulla base di documenti falsi

Consiglio di Stato, sez. III, 2 novembre 2019, n. 7477

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 Escuso il permesso di soggiorno per chi lo ha inizialmente ottenuto sulla base di documenti falsi

Documenti falsi per permesso di soggiorno: è escluso il rinnovo o la conversione del permesso di soggiorno per lo straniero che lo abbia inizialmente ottenuto sulla base di false dichiarazioni.

La condotta falsificatrice del cittadino straniero al momento della richiesta del primo permesso di soggiorno vizia in maniera radicale il relativo procedimento di rilascio, precludendo la possibilità di assumere quello eventualmente rilasciato a presupposto di ulteriori e successivi procedimenti.
Nella fattispecie il migrante aveva fatto ingresso sul territorio italiano esibendo falsi documenti. Il primo permesso di soggiorno per asilo politico
era stato quindi ottenuto esclusivamente in ragione della falsa nazionalità dichiarata e sulla scorta di una presunta instabilità politica nel paese di origine dichiarata.
Secondo il disposto dell’art. 4, comma 2, d.lvo n. 286/1998 “la presentazione di documentazione falsa o contraffatta o di false attestazioni a sostegno della domanda di visto comporta automaticamente, oltre alle relative responsabilità penali, l’inammissibilità della domanda”.
La condotta falsificatrice vizia in maniera radicale il procedimento di rilascio del permesso di soggiorno, precludendo la possibilità di assumere quello eventualmente rilasciato a presupposto di ulteriori e successivi procedimenti, ivi inclusa la stabilizzazione lavorativa.
Pur essendo interesse dello Stato consentire la legittima permanenza in Italia degli stranieri lavorativamente integrati deve tenersi del principio prevalente per cui non può essere consentita la permanenza sul territorio nazionale di persone che abbiano trasgredito i doveri basilari di lealtà nei confronti dello Stato di accoglienza, come accaduto nel caso di specie mediante dichiarazione fraudolenta.
A tale riguardo di Consiglio di Stato ha osservato che “le disposizioni in tema di regolarizzazione, siccome volte eccezionalmente a legittimare la presenza sul territorio nazionale di soggetti privi di titolo di soggiorno, non possono essere invocate al fine di desumere, al di fuori del relativo tipizzato procedimento, un generale ed indefinito principio di irrilevanza delle modalità di ingresso dello straniero in Italia, anche nell’ipotesi in cui siano caratterizzate dalla presentazione di dichiarazione non veritiere”.

Testo integrale della sentenza:

Consiglio di Stato, sez. III, 2 novembre 2019, n. 7477