Efficacia della sentenza di assoluzione nel giudizio civile di risarcimento del danno

Cassazione penale, sez. IV, 20 giugno 2018, n. 29515

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 Efficacia della sentenza di assoluzione nel giudizio civile di risarcimento del danno

Efficacia della sentenza di assoluzione nel giudizio amministrativo e nel giudizio civile di danno

La S.C. ha richiamato importanti principi di diritto in tema di incidenza del giudicato penale nel giudizio civile di risarcimento del danno già sanciti dalle Sezioni Unite penali con la sentenza n. 40049/2018.
In particolare, è stato ribadito, quanto alla sentenza di assoluzione “perché il fatto non costituisce reato”, dalla formulazione letterale dell’art. 652 c.p.p. emerge chiaramente che l’efficacia di giudicato nel giudizio civile o amministrativo di danno è riconosciuta soltanto quando essa contenga l’accertamento che il fatto è stato compiuto nell’adempimento di un dovere o nell’esercizio di una facoltà legittima, perché in tal caso difetta il carattere di illiceità del comportamento e quindi il requisito della ingiustizia del danno.
Negli altri casi, quando l’assoluzione perché il fatto non costituisce reato è stata pronunciata per mancanza dell’elemento soggettivo del reato, o per la presenza di una causa di giustificazione diversa da quella di cui all’art. 51 c.p. o per un’altra ragione, la sentenza non ha efficacia di giudicato nel giudizio di danno e spetta al giudice civile o amministrativo il dovere di accertare autonomamente, con pienezza di cognizione, i fatti dedotti in giudizio e di pervenire a soluzioni e qualificazione non vincolate all’esito del giudizio penale.

Le Sezioni Unite nella citata sentenza n. 40049/2008 avevano altresì precisato che «la formula assolutoria “perché il fatto non sussiste”, potendo astrattamente ricomprendere anche l’ipotesi della mancanza o dell’insufficienza delle prove in ordine alla sussistenza del fatto od all’attribuibilità di esso all’imputato, non deducibile per espressa esclusione di legge nel dispositivo della sentenza penale, non è di per se stessa ostativa all’introduzione del giudizio civile, al giudice del quale è rimesso accertare, previa interpretazione del giudicato penale sulla base della motivazione di esso, se l’esclusione della responsabilità dell’imputato sia stata certa o dubbia e, di conseguenza, stabilire se l’azione civile ne sia, rispettivamente, preclusa o meno».

Testo integrale della sentenza:

Cassazione penale, sez. IV, 20 giugno 2018, n. 29515