In materia di elezioni amministrative la giurisdizione è ripartita tra il giudice amministrativo e quello ordinario

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Nelle controversie in materia di elezioni amministrative la giurisdizione è ripartita tra il giudice amministrativo e quello ordinario in relazione al criterio di riparto del doppio binario, in rapporto, cioè, alla consistenza della situazione giuridica di diritto soggettivo o di interesse legittimo della quale si chiede la tutela, atteso che la giurisdizione amministrativa in materia di contenzioso elettorale non è esclusiva (Cassazione, sez. unite, ord. 20 ottobre 2016, n. 21262);
Per conseguenza, sono devolute alla giurisdizione del giudice ordinario le controversie afferenti a questioni di ineleggibilità, decadenza ed incompatibilità dei candidati, perché concernenti diritti soggettivi di elettorato passivo, mentre appartengono alla giurisdizione del giudice amministrativo le questioni attinenti alla regolarità delle operazioni elettorali, in quanto relative a posizioni di interesse legittimo, giusta il D.Lgs. n. 104 del 2010, art. 126, a norma del quale “il giudice amministrativo ha giurisdizione in materia di operazioni elettorali relative al rinnovo degli organi elettivi dei comuni, delle province, delle regioni e all’elezione dei membri del Parlamento Europeo spettanti all’Italia”;
Sulla scorta di tali principi è quindi affermato che spettano al giudice ordinario le controversie aventi ad oggetto i diritti di elettorato attivo o passivo perché anche in tali ipotesi la decisione verte direttamente sul diritto soggettivo perfetto inerente all’elettorato attivo o passivo.
Non viene meno la giurisdizione del giudice ordinario nemmeno per il fatto che la questione sottoposta a giudizio sia stata introdotta mediante l’impugnazione del provvedimento di proclamazione o di convalida degli eletti in quanto in ogni caso non si discute dell’annullamento dell’atto amministrativo impugnato bensì della sussistenza dei diritti di elettorato.