Le società, diversamente dalle imprese individuali, sono soggette a fallimento dalla loro costituzione. Non rileva l’effettivo inizio dell’attività commerciale.

Cassazione civile, sez. I, 16 dicembre 2013, n. 28015

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Le società costituite nelle forme previste dal codice civile ed aventi ad oggetto un’attività commerciale sono assoggettabili a fallimento, indipendentemente dall’effettivo esercizio di una siffatta attività, in quanto esse acquistano la qualità di imprenditore commerciale dal momento della loro costituzione, non dall’inizio del concreto esercizio dell’attività d’impresa, al contrario di quanto avviene per l’imprenditore commerciale individuale.
Sicché, mentre quest’ultimo è identificato dall’esercizio effettivo dell’attività, relativamente alle società commerciali è lo statuto a compiere tale identificazione, realizzandosi l’assunzione della qualità in un momento anteriore a quello in cui è possibile, per l’impresa non collettiva, stabilire che la persona fisica abbia scelto, tra i molteplici fini potenzialmente raggiungibili, quello connesso alla dimensione imprenditoriale (cfr. Cass. Civ. 21991/2012)
Nella specie, la Corte ha confermato l’assoggettabilità al fallimento della società consortile che aveva come elemento costitutivo del suo oggetto sociale un’attività commerciale che si riverberava e si rivolgeva all’esterno, il che ne faceva ex sé un consorzio con attività esterna, per come definito espressamente nell’art. 2612 c.c.