Fecondazione assistita: non è reato la selezione degli embrioni se finalizzata ad evitare la trasmissione di gravi malattie

Corte Costituzionale, 21 ottobre 2015, n. 229

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 Fecondazione assistita: non è reato la selezione degli embrioni se finalizzata ad evitare la trasmissione di gravi malattie

Ancora una pronuncia di incostituzionalità investe la cosiddetta “legge 40” – legge 19 febbraio 2004, n. 40 recante “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”.
La Consulta ha ora censurato l’art. 13 commi 3°, lettera b), e 4° nella parte in cui contemplano come ipotesi di reato la condotta di selezione degli embrioni, senza escludere i casi in cui la selezione sia esclusivamente finalizzata ad evitare l’impianto nell’utero della donna di embrioni affetti da malattie genetiche trasmissibili rispondenti ai criteri di gravità di cui all’art. 6, comma 1, lettera b), della legge 22 maggio 1978, n. 194 (Norme per la tutela della maternità e sulla interruzione della gravidanza).
La pronuncia è consequenziale alla recente sentenza n. 96 del 2015 con cui la Corte ha già dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 1, commi 1 e 2, e dell’art. 4, comma 1, della stessa legge n. 40/2004, «nella parte in cui non consentono il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita alle coppie fertili portatrici di malattie genetiche trasmissibili, rispondenti ai criteri di gravità di cui all’art. 6, comma 1, lettera b), della legge 22 maggio 1978, n. 194 […], accertate da apposite strutture pubbliche».
E «Ciò al fine esclusivo», come chiarito in motivazione, «della previa individuazione», in funzione del successivo impianto nell’utero della donna, «di embrioni cui non risulti trasmessa la malattia del genitore comportante il pericolo di rilevanti anomalie o malformazioni (se non la morte precoce) del nascituro», alla stregua del suddetto “criterio normativo di gravità”.
É chiaro che quanto è divenuto lecito per effetto della sentenza n. 96/2015 non può più, per il principio di non contraddizione, essere attratto nella sfera del penalmente rilevante.
Semplificando se la selezione degli embrioni è ora consentita nel caso di coppie portatrici di malattie genetiche proprio al fine di evitare la trasmissione di malattie genetiche, parimenti non può essere soggetta a sanzione penale la selezione degli embrioni con la medesima finalità nella generalità dei casi.

Testo integrale della sentenza:

Corte Costituzionale, 21 ottobre 2015, n. 229