Fecondazione eterologa: no al disconoscimento di paternità se si è prestato il consenso

Cassazione civile sez. VI, 18 dicembre 2017, n. 30294

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 Fecondazione eterologa: no al disconoscimento di paternità se si è prestato il consenso

Secondo l’insegnamento della Corte Costituzionale (Corte cost. n. 347 del 1998) e della stessa Corte di Cassazione (Cass. n. 2315 del 1999) attribuendo l’esercizio dell’azione di disconoscimento della paternità al marito, anche quando questi abbia prestato assenso alla fecondazione eterologa, priverebbe il nato di una delle due figure genitoriali e del connesso rapporto affettivo ed assistenziale e ciò a fronte dell’impossibilità di accertare la reale paternità biologica, considerato l’impiego di seme di provenienza ignota nella pratica della fecondazione eterologa.
A tale riguardo la Suprema Corte (Sent. n. 5653/2012) ha precisato che non costituisce un valore di rilevanza costituzionale assoluta la preminenza della verità biologica rispetto a quella legale.
In tema di procreazione assistita, dunque, consentire la revoca del consenso in un momento successivo alla fecondazione dell’ovulo, non apparecompatibile con la tutela costituzionale degli embrioni, più volte affermata dalla Consulta (tra le altre Corte cost. 151/2009 e 229/2015).