Fuga ed omesso soccorso stradale sono reati omissivi di pericolo

Cassazione penale, sez. IV, 24 gennaio 2019, n. 3452

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 Fuga ed omesso soccorso stradale sono reati omissivi di pericolo

Fuga ed omesso soccorso stradale sono reati omissivi di pericolo e si risponde anche per dolo eventuale

Risponde dei reati di fuga e omissione di soccorso stradale, anche per dolo eventuale, chi – dopo essere rimasto coinvolto in un sinistro – ometta di arrestare la marcia per prestare assistenza agli altri automobilisti, a prescindere dell’effettivo stato di bisogno degli stesso o dell’intervento di terzi.

Il codice della strada all’art. 189 descrive in maniera dettagliata il comportamento che l’utente della strada deve tenere in caso di incidente, stabilendo un “crescendo” di obblighi in relazione alla maggiore delicatezza delle situazioni che si possono presentare.
É previsto l’obbligo di fermarsi in ogni caso (commi 5 e 6) nonché l’obbligo di prestare assistenza vi siano persone ferite (comma 7).
L’inottemperanza all’obbligo di fermarsi è punita con la sanzione amministrativa in caso di incidente con danno alle sole cose (comma 5) e con quella penale della reclusione da sei mesi a tre anni in caso di incidente con danno alle persone (comma 6). In tale seconda ipotesi, se il conducente si è dato alla fuga (comma 7), la norma contempla la pena della reclusione un anno a tre anni, la possibilità dell’arresto in flagranza nonché la sanzione accessoria della sospensione della patente.
Si tratta di comportamenti diversi, lesivi di beni giuridici diversi ed attinenti, nel caso dell’inosservanza dell’obbligo di fermarsi, alla necessità di accertare le modalità dell’incidente e di identificare coloro che rimangono coinvolti in incidenti stradali e nel caso di omissione di soccorso, a principi di comune solidarietà.
Quanto al reato di cui all’art. 189, comma 6 (violazione dell’obbligo di fermarsi in caso di danno alle persone), si  tratta di un reato omissivo di pericolo, il cui elemento materiale consiste nell’allontanarsi dell’agente dal luogo dell’investimento così da impedire o comunque, ostacolare l’accertamento della propria identità personale, l’individuazione del veicolo investitore e la ricostruzione delle modalità dell’incidente.
Integra il reato di cui all’art. 189 C.d.S., comma 1 e 6 (cosiddetto reato di “fuga”), la condotta di colui che – in occasione di un incidente ricollegabile al suo comportamento da cui sia derivato un danno alle persone – effettui sul luogo del sinistro una sosta momentanea, senza consentire la propria identificazione, né quella del veicolo.
Il dovere di fermarsi sul posto dell’incidente deve durare per tutto il tempo necessario all’espletamento delle prime indagini rivolte ai fini dell’identificazione del conducente stesso e del veicolo condotto, perché, ove si ritenesse che la durata della prescritta fermata possa essere anche talmente breve da non consentire né l’identificazione del conducente, né quella del veicolo, né lo svolgimento di un qualsiasi accertamento sulle modalità dell’incidente e sulle responsabilità nella causazione del medesimo, la norma stessa sarebbe priva di ratio e di una qualsiasi utilità pratica (così Sez. 4 n. 20235 del 25/1/2001 Rv. 234581).

Ai fini della configurabilità del reato il dolo richiesto deve investire, innanzitutto ed essenzialmente, l’omesso obbligo di fermarsi in relazione all’evento dell’incidente, ove questo sia concretamente idoneo a produrre eventi lesivi, e va apprezzato come eventualmente sussistente avendo riguardo alle circostanze fattuali del caso laddove queste, ben percepite dall’agente, siano univocamente indicative di un incidente idoneo ad arrecare danno alle persone (così questa Sez. 4, n. 863 del 21/11/2007 dep. il 2008).
Il dolo richiesto per la punibilità può essere integrato anche dal solo dolo eventuale, non essendo necessario il dolo intenzionale (Sez. 4, n. 3568 del 10/12/2009 dep. il 2010), da apprezzarsi per verificarne la sussistenza – avendo riguardo alle circostanze fattuali del caso, laddove queste, ben percepite dall’agente, siano univocamente indicative di un incidente idoneo ad arrecare danno alle persone.

Quanto poi all’obbligo di prestare assistenza (art. 189 C.d.S., comma 7), anche per tale reato è pacifico che l’elemento soggettivo del detto reato ben può essere integrato dal semplice dolo eventuale, cioè dalla consapevolezza del verificarsi di un incidente, riconducibile al proprio comportamento che sia concretamente idoneo a produrre eventi lesivi, non essendo necessario che si debba riscontrare l’esistenza di un effettivo danno alle persone.
La sussistenza o meno di un effettivo bisogno di aiuto da parte della persona infortunata non è elemento costitutivo del reato che è integrato dal semplice fatto che in caso d’incidente stradale con danni alle persone non si ottemperi all’obbligo di prestare assistenza.
E costituisce ius receptum che tale condotta, va tenuta a prescindere dall’intervento di terzi, poiché si tratta di un dovere che grava su chi si trova coinvolto nell’incidente medesimo (cfr. ex multis questa Sez. 4, n. 8626 del 7/2/2008, Rv. 238973).

Testo integrale della sentenza:

Cassazione penale, sez. IV, 24 gennaio 2019, n. 3452