Furto di oggetti in auto: aggravante di esposizione alla pubblica fede

Cassazione penale, sez. V, 20 settembre 2019, n. 38900

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 Furto di oggetti in auto: aggravante di esposizione alla pubblica fede

Furto di oggetti in auto: sussiste la circostanza aggravante di esposizione alla pubblica fede

Riguardo al furto di oggetti in auto parcheggiate sulla strada e sulla questione della configurabilità dell’aggravante di esposizione alla pubblica fede, nella giurisprudenza di legittimità si sono registrati diversi orientamenti nel corso degli anni, talora nel senso della sussistenza dell’aggravante talaltra nel senso della sua negazione.

La Suprema Corte, nella sentenza n. 38900 depositata il 20 settembre 2019, n.38900 ha ritenuto di aderire all’orientamento favorevole al riconoscimento dell’aggravante specifica di cui all’art. 625, 1° comma n. 7 Codice Penale, ritenendo che sussiste la circostanza aggravante dell’esposizione alla pubblica fede, anche nel caso di chiusura a chiave delle serrature delle portiere dell’auto parcheggiata sulla pubblica via, in quanto detto accorgimento non costituisce un grave ostacolo all’azione furtiva. Tale circostanza si è ritenuto ricorra non solo in relazione all’azione furtiva avente per oggetto l’automobile ma anche in relazione al furto riguardante gli oggetti custoditi nella vattura, che costituiscono un suo accessorio e che, comunque, non sono facilmente trasportabili ovvero a quegli oggetti che, pur non costituendo parte essenziale del veicolo in sosta, ne formano, secondo l’uso corrente, la normale dotazione e non possono agevolmente essere portati con sé dal detentore nel momento in cui si allontana dall’autovettura.

Poiché per pubblica fede deve intendersi il senso di affidamento verso la proprietà altrui in cui confida chi deve lasciare una cosa, anche solo temporaneamente, incustodita (Sez. 4, n. 5113 del 7/11/2007, Demma, Rv. 238742), tale speciale valutazione di gravità deve essere estes a quei beni che in tale condizione di esposizione alla pubblica fede si trovino in ragione di impellenti bisogni della vita quotidiana ai quali l’offeso è chiamato a far fronte; bisogni non soltanto di ordine straordinario, ma anche di natura ordinariamente connessa ai tempi ed alle modalità con i quali si attende alle incombenze della propria giornata nella società attuale.
In tale prospettiva, la rapidità degli spostamenti, la freneticità dei ritmi e l’utilizzo sempre maggiore della propria autovettura come “base” per organizzare la propria giornata di vita, professionale e privata, impone che nel concetto di cose lasciate per necessità e consuetudine siano ricomprese anche quei beni che, di difficile trasporto per ingombro e peso, debbano essere lasciate in auto nel mentre si attende ad ulteriori incombenze, nonché eventuali oggetti e documenti che l’offeso detenga all’interno dell’autovettura e che per necessità e comodità di custodia abbia lasciato ivi.
Rientrano, pertanto, in tale nozione tutti gli effetti personali – documenti, monili d’oro, occhiali – lasciati all’interno di autovetture regolarmente chiuse (il presupposto della chiusura del veicolo è necessario alla configurabilità dell’aggravante tranne rari casi eccezionali, simili a quello individuato dalla sentenza Sez. 2, n. 33557 del 22/6/2016, Felleti, citata); le buste contenenti spese di generi alimentari e non; oggetti vari che l’offeso detenga all’interno dell’autovettura, lasciati nel veicolo per necessità e comodità di custodia.