Giurisdizione ordinaria per la domanda del privato contro la P.A. per eseguire su un bene pubblico le opere necessarie ad eliminare le cause che provocano danni al proprio bene.

Cassazione civile, sez. unite, 28 novembre 2005, n. 25036

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 Giurisdizione ordinaria per la domanda del privato contro la P.A. per eseguire su un bene pubblico le opere necessarie ad eliminare le cause che provocano danni al proprio bene.

Spetta al giudice ordinario e non anche al giudice amministrativo di conoscere della domanda con cui un privato chiede la condanna della P.A. ad eseguire su un bene pubblico le opere necessarie ad eliminare le cause che provocano danni al proprio bene.
La giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, dopo la sentenza della Corte. Cost. n. 204/2004, è infatti corretta quando discende dalla posizione di supremazia della Pubblica Amministrazione che si manifesti attraverso atti e provvedimenti, sia in senso positivo che in senso negativo, ovvero quando vi sia un obbligo legale di provvedere per cui la manifestazione negativa assume il valore legale del silenzio rifiuto o del silenzio inadempimento.

«In altri termini –
specifica la Corte – in assenza di un potere attizio da parte della pubblica amministrazione, non si è in presenza di una responsabilità comportamentale contro la quale il privato debba reagire davanti al giudice amministrativo per domandare l’annullamento.
In particolare in caso di inosservanza da parte della pubblica amministrazione, nella sistemazione e manutenzione di aree o un strade pubbliche, delle regole tecniche, ovvero dei comuni canoni di diligenza e prudenza ricorre la giurisdizione del giudice ordinario.
La manutenzione di beni pubblici, infatti, deve adeguarsi alle regole di comune prudenza e diligenza, prima fra tutte quella del neminem laedere di cui all’art. 2043 cod. civ., in applicazione del quale la pubblica amministrazione è tenuta a far si che il bene pubblico non sia fonte di danno per il privato.

Ai fini della giurisdizione del giudice ordinario è indifferente la forma del rimedio risarcitorio chiesto: sia esso di reintegrazione in forma specifica (con possibile condanna ad un facere dell’ente pubblico) o di tutela per equivalente pecuniario (con conseguente condanna al risarcimento del danno patrimoniale)
, come le sezioni unite civile hanno già ritenuto con la sentenza 14 gennaio 2005, n. 599.
La protezione che l’ordinamento riconosce al diritto al risarcimento del danno extracontrattuale anche verso la pubblica amministrazione, infatti, è di tipo forte, sicché il titolare della corrispondente posizione può conseguire attraverso il processo tutte le utilità consentite dal diritto sostanziale, compresa quella della reintegrazione in forma specifica del danno subito, come indicato dall’art. 2058 cod. civ.

Non è neppure rilevante la natura pubblica del bene.

La natura pubblica del bene fonte della situazione di danno, infatti, può comportare la devoluzione della controversia alla giurisdizione del giudice amministrativo solo se sia in predicato la destinazione del bene ad uso diverso da quello normativamente stabilito o il regime della sua circolazione giuridica. Quando invece il bene viene in evidenza solo per la sua condizione causale del danno, nell’ambito del rapporto proprietario che su di esso ha la pubblica amministrazione, la giurisdizione del giudice ordinario non può essere negata».