Identificazione di un soggetto tramite DNA: ripetibilità / irripetibilità dell’accertamento tecnico.

Cassazione penale, sez. I, 25 febbraio 2015, n. 18246

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 Identificazione di un soggetto tramite DNA: ripetibilità / irripetibilità dell’accertamento tecnico.

Il procedimento di identificazione del DNA della persona attraverso l’utilizzo del profilo genetico si articola in tre fasi distinte, rispettivamente costituite da
1) estrapolazione del profilo genetico presente sui reperti;
2) decodificazione dell’impronta genetica dell’indagato;
3) comparazione tra i due profili.
Delle tre operazioni necessarie per giungere all’identificazione del DNA l’unica operazione che può presentare i caratteri dell’irripetibilità è quella relativa alla estrapolazione del profilo genetico, in ragione sia della scarsa quantità della traccia genetica sia della scadente qualità del DNA presente nella stessa. (cfr. Sez. 2, n. 2476 del 27/112014, dep. 20/01/2014, Santangelo, Rv. 261866).
Infine, i risultati del procedimento attraverso il quale si giunge all’identificazione del DNA della persona viene trasposto in supporti documentali nei quali è riversata la composizione della catena genomica rilevata dall’analisi dei campioni di materiale genetico.
Questi supporti documentali, generalmente riversati su file, sono stabili e non modificabili, con la conseguenza che la comparazione genetica si risolve nel confronto dei supporti documentali su cui sono stati registrati i profili genotipici estratti attraverso l’attività tecnica.
Si può, dunque, affermare che la natura irripetibile dell’accertamento tecnico che conduce all’estrapolazione del profilo genetico presente su reperti sequestrati deve essere accertata in concreto, dipendendo dalla quantità della traccia e dalla qualità del DNA sulla stessa presente mentre l’attività di comparazione tra profili genetici estratti dai reperti e riversati in supporti documentali è una operazione di confronto sempre ripetibile, a condizione che sia assicurata la corretta conservazione degli stessi supporti sui quali sono impresse le impronte genetiche (cfr. Sez. 2, n. 2476 del 27/112014, dep. 20/01/2014, Santangelo, Rv. 261866).
Ne discende che nell’ipotesi in cui l’espletamento degli accertamenti tecnici sul DNA comporti la distruzione dei reperti acquisiti attraverso i rilievi tecnici, tali accertamenti devono ritenersi irripetibili e soggiacciono, sotto il profilo delle garanzie difensive, alla disciplina dell’art. 360 cod. proc. pen., la cui applicazione presuppone l’individuazione di un soggetto indagato, con la conseguenza che i risultati di tali attività sono utilizzabili nei confronti di soggetti che al momento del conferimento dell’incarico non erano ancora indagati per assenza di elementi indiziari a carico (cfr. Sez. 4, n. 36280 del 21/06/2012, dep. 20/09/2012, Forlani e altri, Rv. 253564).
In altri termini, laddove al momento dell’accertamento tecnico irripetibile si procede contro ignoti ovvero contro un soggetto diverso da quello successivamente indagato – come nell’ipotesi che si sta considerando – nessuna garanzia difensiva deve essere rispettata, non essendo stato identificato l’indagato eventualmente beneficiario delle garanzie previste dall’art. 360 cod. proc. pen. Tutto questo comporta l’utilizzabilità degli accertamenti tecnici irripetibili eseguiti, sul presupposto processuale che, al momento dell’incarico, non risultava indagato il soggetto poi divenuto tale.

Testo integrale della sentenza:

Cassazione penale, sez. I, 25 febbraio 2015, n. 18246