Il comune risponde dei danni causati dai cani randagi

Cassazione civile, sez. III, 23 agosto 2011, n. 17528

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 Il comune risponde dei danni causati dai cani randagi

Il Comune o comunque l’ente a cui è attribuito dalla legge (in particolare dalle singole leggi regionali attuative della legge quadro nazionale n. 281/1991) il compito di prevenire il pericolo specifico per l’incolumità della popolazione connesso al randagismo è responsabile per i danni causati dai cani randagi.
L’attribuzione per legge ad uno o più determinati enti pubblici del compito della cattura e della custodia degli animali vaganti o randagi (e cioè liberi e privi di proprietario) può infatti considerarsi il fondamento della responsabilità per i danni eventualmente arrecati alla popolazione dagli animali suddetti, anche sotto l’aspetto della responsabilità civile.
Inoltre la Pubblica amministrazione in base al più generale principio del “neminem laedere”, è responsabile dei danni riconducibili all’omissione dei comportamenti dovuti, che costituiscono il limite esterno alla sua attività discrezionale.
Ne consegue che il comune nella fattispecie è stato chiamato a rispondere dei danni patiti da un motociclista aggredito da un cane randagio durante la marcia del mezzo, atteso che l’ente territoriale – ai sensi della legge-quadro 14 agosto 1991 n. 281 e delle leggi regionali in tema di animali di affezione e prevenzione del randagismo e della legge regionale Campania 2 novembre 1993 n. 36 (“ratione temporis” applicabile) – è tenuto, in correlazione con gli altri soggetti indicati dalla legge, al rispetto del dovere di prevenzione e controllo del randagismo sul territorio di competenza.