Illegittima la riduzione della pensione del lavoratore autonomo che lavora oltre l’età pensionabile

Corte Costituzionale, 23 luglio 2018, n. 173

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 Illegittima la riduzione della pensione del lavoratore autonomo che lavora oltre l’età pensionabile

Sono illegittime le norme che comportano una diminuzione della pensione per il lavoratore autonomo che prosegue l’attività lavorativa pur avendo raggiunto l’età pensionabile.

Sono costituzionalmente illegittimi l’art. 5, comma 1, della legge 2 agosto 1990, n. 233 (Riforma dei trattamenti pensionistici dei lavoratori autonomi) e l’art. 1, comma 18, della legge 8 agosto 1995, n. 335 (Riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare), nella parte in cui, ai fini della determinazione delle rispettive quote di trattamento pensionistico, nel caso di prosecuzione della contribuzione da parte dell’assicurato lavoratore autonomo che abbia già conseguito la prescritta anzianità contributiva minima, non prevedono l’esclusione dal computo della contribuzione successiva ove comporti un trattamento pensionistico meno favorevole.
La Corte costituzionale afferma quindi che va applicato anche ai lavoratori autonomi iscritti alle gestioni previdenziali di artigiani e commercianti il principio di neutralizzazione dei contributi dannosi, che cioè abbassano la pensione.
A tale riguardo la Cosulta osserva come, anche per il regime pensionistico dei lavoratori autonomi iscritti all’INPS,risulta irragionevole che il versamento di contributi correlati all’attività lavorativa prestata dopo il conseguimento del requisito per accedere alla pensione, anziché assolvere alla funzione fisiologica e naturale di incrementare il trattamento pensionistico, determini il paradossale effetto di ridurre l’entità della prestazione”.

Testo integrale della sentenza:

Corte Costituzionale, 23 luglio 2018, n. 173