L’indennizzo erogato dall’INAIL non copre il danno biologico da inabilità temporanea

Cassazione civile, sez. lavoro, 2 marzo 2018, n. 4972

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 L’indennizzo erogato dall’INAIL non copre il danno biologico da inabilità temporanea

L’indennizzo erogato dall’INAIL ai sensi dell’art. 13 del d.lgs. n. 38/2000 non copre il danno biologico da inabilità temporanea, ma solo quella permanente

L’indennizzo erogato dall’INAIL ai sensi dell’art. 13 del d.lgs. n. 38 del 2000, per danni conseguenti ad infortuni sul lavoro nonché a malattie professionali,
non copre il danno biologico da inabilità temporanea, atteso che sulla base di tale norma, in combinato disposto con l’art. 66, comma 1, n. 2, del d.P.R. n. 1124 del 1965, il danno biologico risarcibile è solo quello relativo all’inabilità permanente.

«…l’art. 13, del Decreto n. 38 del 2000 (secondo il testo in vigore dal 14-06-2001), al secondo comma stabilisce che “In caso di danno biologico, i danni conseguenti ad infortuni sul lavoro verificatisi, nonché a malattie professionali denunciate a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto ministeriale di cui al comma 3, l’INAIL nell’ambito del sistema d’indennizzo e sostegno sociale, in luogo della prestazione di cui all’art. 66, comma 1, n. 2), del testo unico, eroga l’indennizzo previsto e regolato dalle seguenti disposizioni…”. A sua volta, l’art. 66 del T.U. elenca le prestazioni dell’assicurazione, fornite dall’INAIL: 1) un’indennità giornaliera per l’inabilità temporanea; 2) una rendita per l’inabilità permanente; 3) un assegno per l’assistenza personale continuativa; 4) una rendita ai superstiti e un assegno una volta tanto in caso di morte; 5) le cure mediche e chirurgiche, compresi gli accertamenti clinici; 6) la fornitura degli apparecchi di protesi. Dal combinato disposto delle due norme di legge, pertanto, appare evidente come il danno biologico coperto dall’Istituto si riferisca esclusivamente e soltanto alla inabilità permanente, perciò con esclusione di quella temporanea…»

Testo integrale della sentenza:

Cassazione civile, sez. lavoro, 2 marzo 2018, n. 4972