L’informativa prefettizia antimafia non richiede la prova di un fatto ma solo la presenza di una serie di indizi.

Consiglio di Stato, sez. III, 22 ottobre 2014, n. 5201

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 L’informativa prefettizia antimafia non richiede la prova di un fatto ma solo la presenza di una serie di indizi.

L’informativa prefettizia antimafia, per la sua natura cautelare e preventiva, non richiede la prova di un fatto ma solo la presenza di una serie di indizi in base ai quali non sia illogico o inattendibile ritenere la sussistenza di infiltrazioni o collegamenti con organizzazioni mafiose o di un condizionamento da parte di queste, per cui gli elementi raccolti non vanno riguardati in modo atomistico bensì nel loro insieme ed unitariamente esplicitandosi in una valutazione nella quale ogni elemento acquista valenza nella sua connessione con gli altri, non con finalità di accertamento di responsabilità, ma di massima anticipazione dell’azione di prevenzione, rispetto alla quale risultano rilevanti anche fatti e vicende solo sintomatiche o indiziarie, al di là delle individuazioni delle responsabilità penali; di conseguenza la valutazione relativa al pericolo d’infiltrazione mafiosa si configura quale tutela avanzata nei riguardi di tale criminalità organizzata, tanto da operare anche quando non si sono ancora concretizzati elementi certi di collusione o di cointeressenza, proprio per la funzione di deterrenza anticipata, ma inevitabile, che questo tipo di valutazione viene a svolgere nell’ambito ordinamentale.

Nello stesso senso anche Consiglio di Stato, sez. III, 14 luglio 2014, n. 3676