L’insegnante avvocato non può assumere incarichi contro l’amministrazione scolastica cui appartiene

Cassazione civile, sez. lavoro, 17 ottobre 2018, n. 26016

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 L’insegnante avvocato non può assumere incarichi contro l’amministrazione scolastica cui appartiene

L’insegnante avvocato non può assumere incarichi difensivi nelle controversie in cui è parte l’amministrazione scolastica cui appartiene

Con l’approvazione del dirigente scolastico, il docente anche abilito come avvocato può svolgere l’attività forense, con il limite di non poter assumere il mandato difensivo nelle controversie in cui sia parte la stessa amministrazione scolastica.
All’amministrazione scolastica compete infatti la valutazione in concreto della legittimità dell’assunzione del patrocinio legale, da parte dell’insegnante – avvocato, nonché l’individuazione delle attività che, in ragione dell’interferenza con i compiti istituzionali e l’insorgere di potenziali conflitti di interesse, non sono consentite ai dipendenti.

Alla generale incompatibilità del rapporto di pubblico impiego con le libere professioni, si contrappone la norma speciale di cui al R.D.L. n. 1578 del 1933, conv. in L. n. 234 del 1936 e successive modificazioni, richiamata dalla L. n. 339 del 2003, art. 1, comma 1, che consente l’esercizio della professione forense a poche specifiche categorie, tra cui i professori degli istituti scolastici secondari statali.
La legge affida, tuttavia, la garanzia del legittimo svolgimento dell’attività forense all’osservanza di poche regole, tra cui quella di richiedere l’autorizzazione al dirigente scolastico o al preside, di non arrecare pregiudizio all’insegnamento e di svolgere la libera attività nel rispetto dell’orario di servizio (D.Lgs. n. 297 del 1994, art. 508, comma 15, richiamato dal D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 53).
Non è dato ritenere, pertanto, che non sussista in capo all’amministrazione scolastica alcun margine per valutare la legittimità dell’assunzione del patrocinio legale da parte del docente-avvocato, così com’è confermato dall’evolversi della disciplina sulle incompatibilità di cui alla L. n. 339 del 2003, la quale, nel ripristinare il generale divieto di svolgimento delle libere professioni in capo ai dipendenti pubblici, anche con rapporto d’impiego part time, ha mantenuto in vita la facoltà per i docenti delle scuole superiori di svolgere la professione forense, ferma restando la possibilità in capo alle amministrazioni scolastiche, di valutare in concreto singoli casi di conflitto d’interesse o comunque d’interferenza con i compiti istituzionali del docente.

A stabilire questo principio è stata la sentenza 26016 della Sezione lavoro della Cassazione che ha sancito il seguente principio di diritto:
«Per effetto della mancata disapplicazione del D.Lgs. n. 662 del 1997, art. 1, comma 58 bis, (introdotto con la L. n. 140 del 1997) da parte della L. n. 339 del 2003, art. 1, comma 1, all’amministrazione scolastica compete la valutazione in concreto della legittimità dell’assunzione del patrocinio legale, da parte dell’insegnante che ivi presti servizio, nonché l’individuazione delle attività che, in ragione dell’interferenza con i compiti istituzionali, non sono consentite ai dipendenti, con particolare riferimento all’assunzione di difese in controversie di cui la stessa amministrazione scolastica è parte».

D.Lgs. n. 297 del 1994, art. 508, comma 15.
Al personale docente è consentito, previa autorizzazione del direttore didattico o del preside, l’esercizio di libere professioni che non siano di pregiudizio all’assolvimento di tutte le attività inerenti alla funzione docente e siano compatibili con l’orario di insegnamento e di servizio.

Testo integrale della sentenza:

Cassazione civile, sez. lavoro, 17 ottobre 2018, n. 26016