L’esecuzione del mandato di arresto europeo quale atto dovuto.

Cassazione penale, sez. V., 5 giugno 2006, n. 20550

717
0.00 - 0 voti

In tema di mandato di arresto europeo, la Corte ha affermato che l’arresto ad opera della p.g. della persona ricercata attraverso il sistema SIS, previsto dall’art. 11 della legge n. 69 del 2005, si configura come atto “dovuto”, subordinato alla sola verifica che la relativa segnalazione sia stata effettuata da una “autorità competente” di uno Stato membro dell’Unione europea e che la stessa sia avvenuta nelle “forme richieste”.
La Corte, facendo leva anche sul tenore della norma (“la polizia giudiziaria procede all’arresto”), ha pertanto escluso che competa all’autorità italiana una valutazione circa l’urgenza dell’arresto, posto che tale valutazione è stata già effettuata “a monte” da parte dell’autorità emittente con l’inserimento della persona ricercata nel sistema SIS.
Conseguentemente, ha affermato che la relativa convalida ad opera del Presidente della Corte di appello deve basarsi solo su presupposti formali, ovvero che l’arresto sia avvenuto in presenza dei citati requisiti e che non vi sia stato errore di persona. (Nel caso di specie, il ricorrente aveva impugnato il provvedimento di convalida dell’arresto ad opera della p.g., deducendo la mancanza di motivazione in ordine al requisito della urgenza e prospettando, in via subordinata, la questione di costituzionalità dell’art. 13 della l. 69/2005, nella misura in cui verrebbe a legittimare l’adozione, al di fuori dei casi di necessità ed urgenza stabiliti dalla legge, di un provvedimento restrittivo della libertà personale ad opera della p.g.).

Massima tratta da: Massimario della Corte di Cassazione