La misurazione del tempo di volo, rilevante ai fini del risarcimento per il ritardo, va effettuata al momento dell’apertura del portellone dell’aereo.

Corte di Giustizia UE, 4 settembre 2014, C. 453-13

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 La misurazione del tempo di volo, rilevante ai fini del risarcimento per il ritardo, va effettuata al momento dell’apertura del portellone dell’aereo.

L’orario di arrivo effettivo di un volo corrisponde al momento in cui si apre almeno un portellone dell’aereo. Solo in tale momento si può infatti determinare la portata del ritardo ai fini di un’eventuale compensazione pecuniaria.
Nella sentenza in oggetto la Corte di Giustizia UE considera che la nozione di “orario di arrivo effettivo” non può essere definita contrattualmente, ma dev’essere interpretata in modo autonomo e uniforme nell’Unione.
A tale riguardo, la Corte rileva che, durante il volo, i passeggeri sono confinati in uno spazio chiuso, dove sono soggetti alle istruzioni e al controllo del vettore aereo e dove, per motivi tecnici e di sicurezza, le loro possibilità di comunicazione con il mondo esterno sono considerevolmente limitate.
In simili condizioni, i passeggeri non possono occuparsi in modo continuato dei loro affari personali, familiari, sociali o professionali. Se siffatti disagi devono essere ritenuti inevitabili fintantoché il volo non eccede la durata prevista, ciò non vale in caso di ritardo, tenuto conto in particolare del fatto che i passeggeri non possono impiegare il “tempo perso” per realizzare gli obiettivi che li hanno condotti a scegliere proprio quel volo. Ne risulta che la nozione di “orario di arrivo effettivo” dev’essere intesa come corrispondente al momento in cui ha termine una siffatta situazione di costrizione.
Orbene, la situazione dei passeggeri di un volo non cambia sostanzialmente né quando le ruote dell’aereo toccano la pista di atterraggio, né quando l’aereo raggiunge la posizione di parcheggio, dato che essi continuano ad essere soggetti, nello spazio chiuso in cui si trovano, a diverse limitazioni.
È solo nel momento in cui i passeggeri sono autorizzati a lasciare il velivolo e in cui è dato a tale scopo l’ordine di aprire i portelloni dell’aereo che i passeggeri cessano di subire tali costrizioni e possono in linea di massima riprendere le loro attività abituali.
La Corte conclude dichiarando che l’orario di arrivo utilizzato per determinare l’entità del ritardo subito dai passeggeri di un volo corrisponde al momento in cui si apre almeno un portellone dell’aereo, posto che, in tale momento, i passeggeri sono autorizzati a lasciare il velivolo.

Massima tratta da: Corte di Giustizia UE