La dichiarazione contenuta nel modello CID non fa piena prova neppure nei confronti di chi l’ha sottoscritta.

Cassazione civile, sez. III, 28 Settembre 2010, n. 20352

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«Nel giudizio promosso dal danneggiato nei confronti dell’assicuratore della responsabilità civile da circolazione stradale, il responsabile del danno, che deve essere chiamato nel giudizio sin dall’inizio, assume la veste di litisconsorte necessario, poiché la controversia deve svolgersi in maniera unitaria fra i tre soggetti del rapporto processuale (danneggiato, assicuratore e responsabile del danno).

Tale controversia coinvolge quindi sia il rapporto di danno, originato dal fatto illecito dell’assicurato, sia il rapporto assicurativo, con la conseguente necessità che il giudizio deve concludersi con una decisione uniforme per tutti i soggetti che vi partecipano.
Avuto riguardo alle dichiarazioni confessorie rese dal responsabile del danno, deve pertanto escludersi che, nel giudizio instaurato ai sensi dell’art. 18 della legge n. 990 del 1969 (sia nel caso in cui sia stata proposta soltanto l’azione diretta che nell’ipotesi in cui sia stata avanzata anche la domanda di condanna nei confronti del responsabile del danno), si possa pervenire ad un differenziato giudizio di responsabilità in base alle suddette dichiarazioni, in ordine ai rapporti tra responsabile e danneggiato, da un lato, e danneggiato ed assicuratore dall’altro.
Per le suddette ragioni va ritenuto che la dichiarazione confessoria, contenuta nel modulo di constatazione amichevole del sinistro (cosiddetto CID), resa dal responsabile del danno, proprietario del veicolo assicurato e – come detto – litisconsorte necessario, non ha valore di piena prova nemmeno nei confronti del solo confitente, ma deve essere liberamente apprezzata dal giudice, dovendo trovare applicazione la norma di cui all’art. 2733, terzo comma, cod. civ., secondo la quale, in caso di litisconsorzio necessario, la confessione resa da alcuni soltanto dei litisconsorti è, per l’appunto, liberamente apprezzata dal giudice (Cass., Sez. Un., 5.5.2006, n. 10311; Cass., 25.5.2007, n. 12257)».