No all’avvocato obbligatorio nella mediazione che riguarda i consumatori

Corte di giustizia UE, 14 giugno 2017, C 75-16

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 No all’avvocato obbligatorio nella mediazione che riguarda i consumatori

Secondo la Corte di Giustizia UE nelle controversie che vedono coinvolti i consumatori, la presenza dell’avvocato nella procedura di mediazione non può essere obbligatoria.

La normativa italiana e nello specifico l’articolo 5 del decreto legislativo n. 28/2010 dispone quanto segue «Chi intende esercitare in giudizio un’azione relativa a una controversia in materia di condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante da responsabilità medica e sanitaria e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari, è tenuto, assistito dall’avvocato, preliminarmente a esperire il procedimento di mediazione ai sensi del presente decreto ovvero i procedimenti previsti dal decreto legislativo 8 ottobre 2007, n. 179, e dai rispettivi regolamenti di attuazione ovvero il procedimento istituito in attuazione dell’articolo 128-bis del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni, per le materie ivi regolate. L’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale. […]»

Riguardo all’obbligo, per il consumatore, di essere assistito da un avvocato per promuovere una procedura di mediazione la Corte ha osservato che l’articolo 8, lettera b) della direttiva 2013/11 in materia di ADR per i consumatori, stabilisce che gli Stati membri garantiscono che le parti abbiano accesso alla procedura di risoluzione stragiudiziale della controversia senza essere obbligate a ricorrere a un avvocato o a un consulente legale.
Inoltre, l’articolo 9, paragrafo 1, lettera b), della suddetta direttiva ADR dispone che le parti siano informate del fatto che non sono obbligate a ricorrere a un avvocato o a un consulente legale.

Ne deriva che una normativa nazionale non può imporre al consumatore che prende parte a una procedura ADR di essere assistito obbligatoriamente da un avvocato.

La Corte ha altresì precisato che la direttiva 2013/11/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2013, sulla risoluzione alternativa delle controversie dei consumatori dev’essere interpretata nel senso che essa non osta a una normativa nazionale, come quella italiana, che prevede il ricorso a una procedura di mediazione come condizione di procedibilità della domanda giudiziale, purché tale requisito non impedisca alle parti di esercitare il diritto di accesso al sistema giudiziario.
La medesima direttiva dev’essere invece interpretata nel senso che essa osta a una normativa nazionale la quale prevede che, nell’ambito di una mediazione, i consumatori debbano essere assistiti da un avvocato e possano ritirarsi da una procedura di mediazione solo se dimostrano l’esistenza di un giustificato motivo a sostegno di tale decisione.

Una procedura di mediazione preliminare a un ricorso giurisdizionale può rivelarsi compatibile con il principio della tutela giurisdizionale effettiva a determinate condizioni, che il giudice nazionale dovrà verificare.
Così è, in particolare, qualora tale procedura:
1) non conduca a una decisione vincolante per le parti;
2) non comporti un ritardo sostanziale per rivolgersi a un giudice;
3) sospenda la prescrizione o la decadenza dei diritti in questione;
4) non generi costi ingenti, a patto che
5) la via elettronica non costituisca l’unica modalità di accesso alla procedura di conciliazione
6) sia possibile disporre provvedimenti provvisori urgenti.