Anche in Italia il nome Andrea può ora essere attribuito al sesso femminile.

Cassazione civile, sez. I, 20 novembre 2012, n. 20385

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 Anche in Italia il nome Andrea può ora essere attribuito al sesso femminile.

Il prenome Andrea, anche per la sua peculiarità lessicale, non può definirsi né ridicolo né vergognoso se attribuito ad una persona di sesso femminile, né potenzialmente produttivo di un’ambiguità nel riconoscimento del genere della persona cui sia stato imposto, non essendo più riconducibile, in un contesto culturale ormai non più rigidamente nazionalistico, esclusivamente al genere maschile.
Il nome Andrea ha ormai assunto natura sessualmente neutra, infatti, in numerosi contesti nazionali stranieri, europei ed extraeuropei, tale nome ha una valenza biunivoca, potendo indifferentemente essere utilizzato per soggetti femminili e maschili.

Breve annotazione etimologica:
Il nome Andrea proviene dal nome greco Ἀνδρέας (Andreas), derivato da ἀνήρ (anēr), genitivo ἀνδρός (andrós), che indica l’uomo con riferimento alla sua mascolinità, in quanto contrapposto alla donna (corrispondente al latino vir, viri, mentre uomo nel significato di genere umano è homo, hominis in latino e ἄνθρωπος, ánthropos, ἀνθρώπου, anthrópou, in greco). Il significato è analogo a Mascula, che deriva però dal latino, mentre lo stesso elemento che compone il nome si ritrova anche in altri quali Alessandro, Leandro e Cassandra.
Il nome greco originario, Andréas, rappresentava l’ipocoristico (vezzeggiativo), abbreviato al primo elemento, di nomi greci composti con andr- come Andronico. Può essere anche considerato un derivato di ἀνδρεία (andrèia), termine che in lingua greca significa “valore”, “coraggio”, “virilità”, “mascolinità”.

Testo integrale della sentenza:

Cassazione civile, sez. I, 20 novembre 2012, n. 20385