Non può essere usato nastro da imballaggio con la dicitura “Made in Italy” per confezionare merce di provenienza estera

Cassazione penale sez. III, 28 marzo 2017, n. 15249

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 Non può essere usato nastro da imballaggio con  la dicitura “Made in Italy” per confezionare merce di provenienza estera

Costituisce violazione della norma di cui all’ art. 4, comma 49 della Legge n. 350 del 2003 l’apposizione di nastro adesivo recate la stampigliatura “Made in Italy” per la tenuta dei bancali di merce proveniente dall’estero

L’art. 4, comma 49 della Legge n. 350 del 2003 (Legge Finanziaria 2004) incrimina l’importazione o l’esportazione di prodotti recanti false o fallaci indicazioni di provenienza, stabilendo che:

L’importazione e l’esportazione a fini di commercializzazione ovvero la commercializzazione o la commissione di atti diretti in modo non equivoco alla commercializzazione di prodotti recanti false o fallaci indicazioni di provenienza o di origine costituisce reato ed è punita ai sensi dell’articolo 517 del codice penale. Costituisce falsa indicazione la stampigliatura “made in Italy” su prodotti e merci non originari dall’Italia ai sensi della normativa europea sull’origine; costituisce fallace indicazione, anche qualora sia indicata l’origine e la provenienza estera dei prodotti o delle merci, l’uso di segni, figure, o quant’altro possa indurre il consumatore a ritenere che il prodotto o la merce sia di origine italiana incluso l’uso fallace o fuorviante di marchi aziendali ai sensi della disciplina sulle pratiche commerciali ingannevoli, fatto salvo quanto previsto dal comma 49-bis. Le fattispecie sono commesse sin dalla presentazione dei prodotti o delle merci in dogana per l’immissione in consumo o in libera pratica e sino alla vendita al dettaglio. La fallace indicazione delle merci può essere sanata sul piano amministrativo con l’asportazione a cura ed a spese del contravventore dei segni o delle figure o di quant’altro induca a ritenere che si tratti di un prodotto di origine italiana. La falsa indicazione sull’origine o sulla provenienza di prodotti o merci può essere sanata sul piano amministrativo attraverso l’esatta indicazione dell’origine o l’asportazione della stampigliatura “made in Italy”. Le false e le fallaci indicazioni di provenienza o di origine non possono comunque essere regolarizzate quando i prodotti o le merci siano stati già immessi in libera pratica (1) (2).

A tale riguardo è stata ritenuta integrare la violazione della suddetta norma anche l’apposizione di nastro adesivo per la tenuta dei bancali di merce recate la stampigliatura “made in italy”.
Nella fattispecie si trattava di pedane di legno su cui erano posti sacchi di fertilizzante avvolte da cellophane trasparente e nastro adesivo di supporto, riportante il marchio registrato della ditta importatrice e la dicitura “made in italy”.
Le diciture stampate sul nastro adesivo, utilizzato per confezionare le pedane di legno sulle quali erano stati caricati i sacchi contenenti il prodotto, erano state ritenute false indicazioni di origine, ai sensi della L. n. 350 del 2003, art. 4, comma 49, in quanto riportanti l’indicazione made in Italy non corrispondente alla reale provenienza della merce.

Testo integrale della sentenza:

Cassazione penale sez. III, 28 marzo 2017, n. 15249

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