Notifiche al difensore valide solo se l’indirizzo pec è presente nel ReGIndE

Cassazione civile, sez. III, 8 febbraio 2019, n. 3709

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 Notifiche al difensore valide solo se l’indirizzo pec è presente nel ReGIndE

Secondo la Suprema Corte la notifica di atti giudiziari ad un indirizzo diverso da quello presente nel ReGInde è nulla, anche se detto indirizzo è presente in altri registri. Nella fattispecie l’avvocatura dello Stato ha eccepito l’inefficacia della notificazione a mezzo PEC in quanto spedita ad un indirizzo elettronico risultante dall’indice Nazionale degli Indirizzi di Posta Elettronica Certificata (INI-PEC), ma non registrato al Registro Generale degli Indirizzi Elettronici (ReGIndE) gestito dal Ministero della Giustizia. In particolare, l’indirizzo elettronico in questione viene utilizzato dall’Avvocatura dello Stato per scopi amministrativi e non giudiziali.
A seguire il principio di diritto enunciato dalla Corte:

Nella “Il domicilio digitale previsto dal D.L. n. 179 del 2012, art. 16 sexies, conv. con modif. in L. n. 221 del 2012, come modificato dal D.L. n. 90 del 2014, conv., con modif., in L. n. 114 del 2014, corrisponde all’indirizzo PEC che ciascun avvocato ha indicato al Consiglio dell’Ordine di appartenenza e che, per il tramite di quest’ultimo, è inserito nel Registro Generale degli Indirizzi Elettronici (ReGIndE) gestito dal Ministero della giustizia. Solo questo indirizzo è qualificato ai fini processuali ed idoneo a garantire l’effettiva difesa, sicché la notificazione di un atto giudiziario ad un indirizzo PEC riferibile – a seconda dei casi – alla parte personalmente o al difensore, ma diverso da quello inserito nel ReGIndE, è nulla, restando del tutto irrilevante la circostanza che detto indirizzo risulti dall’Indice Nazionale degli Indirizzi di Posta Elettronica Certificata (INI-PEC)”.

Testo integrale della sentenza:

Cassazione civile, sez. III, 8 febbraio 2019, n. 3709