Nullità selettiva dei contratti d’investimento, la pronuncia delle Sezioni Unite

Cassazione Civile, sez. unite, 4 novembre 2019, n. 28314

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 Nullità selettiva dei contratti d’investimento, la pronuncia delle Sezioni Unite

Nullità selettiva dei contratti di investimento. L’intermediario può opporre l’eccezione di buona fede se l’investitore eccepisce la nullità solo di alcuni contratti

A fronte dell’azione di nullità per difetto di forma scritta dei contratti di investimento esercitata dal risparmiatore in forma selettiva, ovvero relativamente solo ai contratti per sé svantaggiosi e non anche per quelli che hanno prodotto un rendimento economico, l’intermediario può opporre l’eccezione di buona fede.
In tal caso occorrerà avere riguardo di tutti gli investimenti complessivamente eseguiti dal risparmiatore, comparando i contratti oggetto dell’azione di nullità, derivata dal vizio di forma del contratto quadro, con i contratti che ne sono esclusi, al fine di verificare se permanga un pregiudizio per l’investitore corrispondente al petitum azionato.
Si dovrà quindi verificare l’esito degli investimenti non colpiti dall’azione di nullità e, ove sia stato vantaggioso per l’investitore, porlo in correlazione con il petitum azionato in conseguenza della proposta azione di nullità.

Nel’ipotesi in cui i contratti di investimento non colpiti dall’azione di nullità abbiano prodotto un rendimento economico superiore al pregiudizio confluito nel petitum potrà essere opposta, ed al solo effetto di paralizzare gli effetti della dichiarazione di nullità degli ordini selezionati, l’eccezione di buona fede, al fine di non determinare un ingiustificato sacrificio economico in capo all’intermediario stesso.
Anche laddove si verifichi tale condizione non è escluso un danno per l’investitore, anche al netto dei rendimenti degli investimenti relativi agli ordini non colpiti dall’azione di nullità.
Le Sezioni Unite hanno ritenuto che “Entro il limite del pregiudizio per l’investitore accertato in giudizio, l’azione di nullità non contrasta con il principio di buona fede. Oltre tale limite, opera, ove sia oggetto di allegazione, l’effetto paralizzante dell’eccezione di buona fede. Ne consegue che, se, come nel caso di specie, i rendimenti degli investimenti non colpiti dall’azione di nullità superino il petitum, l’effetto impeditivo è integrale, ove invece si determini un danno per l’investitore, anche all’esito della comparazione con gli altri investimenti non colpiti dalla nullità selettiva, l’effetto paralizzante dell’eccezione opererà nei limiti del vantaggio ingiustificato conseguito”.

Il principio di diritto sancito dalle Sezioni Unite in tema di nullità selettiva degli ordini di investimento:

«La nullità per difetto di forma scritta, contenuta nel D.Lgs. n. 58 del 1998, art. 23, comma 3, può essere fatta valere esclusivamente dall’investitore con la conseguenza che gli effetti processuali e sostanziali dell’accertamento operano soltanto a suo vantaggio. L’intermediario, tuttavia, ove la domanda sia diretta a colpire soltanto alcuni ordini di acquisto, può opporre l’eccezione di buona fede, se la selezione della nullità determini un ingiustificato sacrificio economico a suo danno, alla luce della complessiva esecuzione degli ordini, conseguiti alla conclusione del contratto quadro».

Testo integrale della sentenza:

Cassazione Civile, sez. unite, 4 novembre 2019, n. 28314