Le obbligazioni societarie sono acquisite alla comunione legale fra coniugi

Cassazione civile, sez. I, 9 ottobre 2007, n. 21098

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 Le obbligazioni societarie sono acquisite alla comunione legale fra coniugi

Anche i diritti di credito come quelli rappresentati da obbligazioni societarie sono acquisiti alla comunione legale fra coniugi.

«[…] la comunione legale fra i coniugi, come regolata dell’art. 177 c.c. e segg., costituisce un istituto che prevede uno schema normativo non finalizzato, come quello della comunione ordinaria regolata dall’art. 1100 c.c., e segg., alla tutela della proprietà individuale, ma alla tutela della famiglia attraverso particolari forme di protezione della posizione dei coniugi nel suo ambito, con speciale riferimento al regime degli acquisti, in relazione al quale la ratio della disciplina, che è quella di attribuirli in comunione ad entrambi i coniugi, trascende il carattere del bene della vita che venga acquisito e la natura reale o personale del diritto che forma oggetto».

Ne consegue che sia i diritti di credito sia i diritti a struttura complessa, come i diritti azionari, in quanto “beni” ai sensi degli artt. 810, 812 e 813 c.c. sono suscettibili di entrare nella comunione quali acquisti compiuti dai coniugi insieme o separatamente durante il matrimonio, secondo quanto previsto dall’art. 177 c.c., comma 1, lett. a).

In particolare, avuto conto della ratio della norma, i titoli obbligazionari, ivi incluse le obbligazioni societarie, acquistati nel corso del matrimonio da un coniuge con i proventi della propria attività personale rientrano certamente nel regime di comunione legale.
Si tratta infatti di un impiego di denaro in un bene giuridico diverso, costituente una forma d’investimento, che trasforma il provento dell’attività separata del coniuge in un “quid alii” che, secondo la regola generale posta dall’art. 177 c.c., comma 1, lett. a) entra a far parte della comunione legale immediata e non della comunione de residuo ai sensi dell’art. 177 c.c., comma 1, lett. c), così come accade invece per i depositi bancari in conto corrente (proventi da attività separata percepiti e non consumati allo scioglimento della comunione).