Il tentativo di omicidio della figlia perché non più vergine non è aggravato da futili motivi se il padre è di religione islamica.

Cassazione penale, sez. I, 4 dicembre 2013, n. 51059

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 Il tentativo di omicidio della figlia perché non più vergine non è aggravato da futili motivi se il padre è di religione islamica.

L’imputato, immigrato in Italia e di origini islamiche, era stato condannato, a seguito di giudizio abbreviato, con le attenuanti generiche dichiarate equivalenti alle contestate aggravanti, alla pena di anni 7 di reclusione per il delitto di tentato omicidio in danno della figlia minorenne, aggravato dalla premeditazione, dai futili motivi, dall’aver agito contro un discendente e con abuso di autorità e di relazioni domestiche.
Il particolare il prefato aveva tentato di uccidere la figlia perché si era sentito disonorato dalla giovane, la quale non solo aveva avuto rapporti sessuali senza essere sposata e da minore, ma aveva avuto tali rapporti con un giovane di fede religiosa diversa, violando quindi i precetti dell’Islam. Per tale motivo il giudice di merito aveva applicato l’aggravante dei futili motivi.
Si rammentata che la circostanza aggravante dei motivi futili sussiste quando la determinazione criminosa sia stata causata da uno stimolo esterno così lieve, banale e sproporzionato rispetto alla gravità del reato, da apparire, secondo il comune modo di sentire, assolutamente insufficiente a provocare l’azione criminosa, tanto da potersi considerare, più che una causa determinante dell’evento, un mero pretesto per lo sfogo di un impulso criminale (Cfr. Cass. Pen., Sez. I, sentenza n.39261/2010).
Di diverso avviso i giudici della Corte di Cassazione secondo i quali «per quanto i motivi che avevano mosso l’imputato non fossero assolutamente condivisibili nella moderna società occidentale, gli stessi non potevano essere definiti futili, non potendosi definire né lieve né banale la spinta che ha mosso l’imputato ad agire». La sentenza impugnata è stata quindi annullata, con rinvio per nuovo giudizio nel quale, conseguentemente alla decisione, al fine di riconsiderare il trattamento sanzionatorio in assenza di detta aggravante.

 

Costituzione della Repubblica Italiana. Art. 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. […]

Testo integrale della sentenza:

Cassazione penale, sez. I, 4 dicembre 2013, n. 51059