All’omicidio per “causa d’onore” commesso dal marito in danno della moglie non può applicarsi l’attenuante dei motivi di particolare valore morale o sociale.

Cassazione penale, sez. I, 10 ottobre 2007, n. 37352

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 All’omicidio per “causa d’onore” commesso dal marito in danno della moglie non può applicarsi l’attenuante dei motivi di particolare valore morale o sociale.

«La circostanza attenuante prevista dall’art. 62 c.p., n. 1 trova applicazione nei riguardi di un soggetto che commetta un reato in base ad un movente che tragga origine da valori morali e sociali avvertiti e condivisi dalla collettività.
In questa prospettiva la cd. causa d’onore non può assurgere al rango di circostanza attenuante generale secondo il dettato dell’art. 62 c.p., n. 1, in quanto espressione di una concezione angusta e arcaica del rapporto di coniugio, apertamente confliggente con valori ormai acquisiti nella società civile che ricevono un riconoscimento e una tutela anche a livello costituzionale, quali il rispetto della vita, la dignità della persona, l’uguaglianza di tutti i cittadini senza discriminazioni basate sul sesso, l’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi all’interno della famiglia, quale società naturale fondata sul matrimonio (Cass., Sez. 1^, 8 febbraio 1988, n. 12863; Cass., Sez. 1^, 6 marzo 1992, n. 5428; Cass., Sez. 1^, 14 ottobre 1992, n. 9254; Cass., Sez. 1^, 26 settembre 1977, n. 15665).

Pertanto l’omicidio commesso dal marito per salvaguardare l’onore asseritamente offeso da una pretesa relazione sentimentale della moglie e dettato da un malinteso senso dell’orgoglio maschile è l’espressione di uno stato passionale sfavorevolmente valutato dalla comune coscienza etica, in quanto manifestazione di un sentimento riprovevole ed esasperato di superiorità maschile
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