L’opposizione alla motovedetta della Guardia di Finanza integra il delitto di resistenza o violenza contro nave da guerra

Cassazione penale, sez. III, 14 giugno 2006, n. 31403

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 L’opposizione alla motovedetta della Guardia di Finanza integra il delitto di resistenza o violenza contro nave da guerra

Le manovre compiute dall’imbarcazione che cerca di opporsi all’inseguimento ed all’abbordaggio da parte di una motovedetta della Guardia di Finanza integrano il reato di resistenza o violenza contro nave da guerra cui all’art. 1100 del Codice della Navigazione.
È infatti indubbia la qualifica di nave da guerra attribuita alla motovedetta della Guardia di Finanza e ciò anche a prescindere dall’esercizio al momento del fatto di funzioni di polizia marittima, comandata ed equipaggiata da personale militare.
Il naviglio della Guardia di Finanza è per legge classificato come nave da guerra atteso che l’art. 6 della L. 13 dicembre 1956, n. 1409 (norme per la vigilanza marittima ai fini della repressione del contrabbando dei tabacchi) punisce gli atti di resistenza o di violenza contro tale naviglio con le stesse pene stabilite dall’art. 1100 c.n., per la resistenza e violenza contro una nave da guerra.
Inoltre, anche ai fini dell’applicazione dell’art. 1099 del Codice della Navigazione (rifiuto di obbedienza a nave da guerra), è pacifica la giurisprudenza della Suprema Corte nel ritenere che “una motovedetta armata della Guardia di Finanza, in servizio di polizia marittima, deve essere considerata nave da guerra” (Cass. Sez. 3, n. 9978 del 30.6.1987).
Il delitto di cui all’art. 1100 del Codice della Navigazione concorre peraltro con il delitto di resistenza a pubblico ufficiale di cui all’art. 337 del Codice Penale, in ragione della diversità del bene tutelato, individuato rispettivamente nella tutela della polizia marittima e nella tutela fisica o morale del pubblico ufficiale.
Infine, tiene a precisare la S.C., ai fini dell’integrazione della fattispecie delittuosa di cui all’art. 1100 del Codice della Navigazione “Non ha rilievo il fatto che la manovra della imbarcazione privata non abbia mai messo a repentaglio la incolumità fisica dell’equipaggio della motovedetta militare, giacché la materialità del delitto è integrata anche dalla c.d. resistenza impropria, la quale, pur non aggredendo direttamente la persona fisica del pubblico ufficiale, comunque impedisce od ostacola l’esercizio della sua pubblica funzione”.

Art. 1100 Codice della Navigazione
Resistenza o violenza contro nave da guerra.
Il comandante o l’ufficiale della nave, che commette atti di resistenza o di violenza contro una nave da guerra nazionale, è punito con la reclusione da tre a dieci anni.
La pena per coloro che sono concorsi nel reato è ridotta da un terzo alla metà.

Testo integrale della sentenza:

Cassazione penale, sez. III, 14 giugno 2006, n. 31403