I singoli ordini di investimento non richiedono la forma scritta ma solamente il contratto quadro

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I contratti relativi alla prestazione di servizi di investimento devono essere redatti per iscritto (articolo 23 del Tuf), non così i singoli ordini, la cui forma è rimessa alla volontà delle parti e di norma è indicata all’interno dello stesso “contratto quadro”.

La prescrizione dell’art. 23 d.lg. 24 febbraio 1998 n. 58, secondo cui i contratti relativi alla prestazione di servizi di investimento debbono essere redatti per iscritto a pena di nullità del contratto, deducibile solo dal cliente, attiene al contratto-quadro, che disciplina lo svolgimento successivo del rapporto volto alla prestazione del servizio di negoziazione di strumenti finanziari e non ai singoli ordini di investimento (o disinvestimento) impartiti successivamente dal cliente e che l’intermediario è tenuto ad eseguire.
La validità dei singoli ordini non è soggetta a requisiti di forma, non rilevando che l’intermediario abbia violato le regole di condotta concernenti le informazioni (attive e passive) nei confronti del cliente.
In questo senso rileva innanzitutto la formulazione adoperata nell’art. 30, comma 1, del volte regolamento Consob 11522/1998, il quale, impostando il tema dal punto di vista degli obblighi comportamentali gravanti sugli intermediari autorizzati, chiarisce che costoro non possono prestare i propri servizi se non “sulla base di un apposito contratto scritto”:
espressione da cui agevolmente si ricava come il requisito della forma scritta riguardi il c.d. contratto-quadro, che è appunto quello “sulla base” del quale l’intermediario esegue gli ordini impartiti dal cliente, e non anche il modo di formulazione degli ordini medesimi. La modalità di tali ordini ed istruzioni, viceversa, è previsto sia indicata nel medesimo contratto-quadro (art. 30, cit., comma 2, lett. c), e quindi, lungi dall’essere soggetta ad una qualche forma legalmente predeterminata, è rimessa alla libera determinazione negoziale delle parti