Parcheggio a pagamento senza tagliando o con tagliando scaduto. Quali sanzioni?

Cassazione civile, sez. II, 3 agosto 2016, n. 16258

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 Parcheggio a pagamento senza tagliando o con tagliando scaduto. Quali sanzioni?

In materia di sosta a pagamento su suolo pubblico, ove la sosta si protragga oltre l’orario per il quale è stata corrisposta la tariffa, si incorre in una violazione delle prescrizioni della sosta regolamentata, ai sensi dell’art. 7 C.d.S., comma 15, si rischia pertanto la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da € 25 a € 100 e la sanzione stessa è applicata per ogni periodo ventiquattro ore per il quale si protrae la violazione.
Infatti, poiché l’assoggettamento al pagamento della sosta è un atto di regolamentazione della sosta stessa, la sosta del veicolo con ticket di pagamento esposto scaduto per decorso del tempo di sosta pagato ha natura di illecito amministrativo e non si trasforma in inadempimento contrattuale, trattandosi, analogamente al caso della sosta effettuata omettendo l’acquisto del ticket orario, di una evasione tariffaria in violazione della disciplina della sosta a pagamento su suolo pubblico, introdotta per incentivare la rotazione e razionalizzare l’offerta di sosta.

Pur tuttavia l’autista che parcheggia sulle strisce blu senza corrispondere alcun importo incorrerà nella diversa sanzione amministrativa prevista dall’art. 157 del codice della strada ovvero al pagamento di una somma da € 41 a € 169.
L’art. 157 C.d.S., prevede due distinte condotte: quella di porre in sosta l’autoveicolo senza segnalazione dell’orario di inizio della sosta, laddove essa è prescritta per un tempo limitato e quella di non attivare il dispositivo di controllo della durata della sosta, nei casi in cui esso è espressamente previsto e sottopone, al comma 8, la violazione di tali condotte alla medesima sanzione.
L’espressione “dispositivo di controllo di durata della sosta”, utilizzata dal comma 6 dell’art. 157 C.d.S vale a comprendere i casi di c.d. parcheggi a pagamento mediante acquisto di apposita scheda, ciò discendendo dal rilievo che tale formula è la medesima di quella usata dalla disposizione del codice della strada che consente ai Comuni, nell’ambito delle loro competenze in materia di regolamentazione della circolazione nei centri abitati, di stabilire aree di parcheggio a pagamento.

Testo integrale della sentenza:

Cassazione civile, sez. II, 3 agosto 2016, n. 16258