PAS: il giudice deve verificare il fondamento sul piano scientifico della cosiddetta sindrome da alienazione parentale.

Cassazione civile, sez. I, 20 marzo 2013, n. 7041

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La nostra giurisprudenza di merito utilizza, spesso senza adeguate valutazioni, le perizie dei consulenti tecnici d’ufficio che riscontrano la Sindrome da alienazione parentale (cd. PAS, dall’acronimo di Parental Alienation Syndrome) su un determinato minore, quale fondamento di delicate pronunce volte a determinare criteri e modalità di affidamento dei figli e, nei casi peggiori, anche la decadenza dalla potestà genitoriale. La cd. PAS può essere sinteticamente definita come un’opera di denigrazione posta in essere dal genitore affidatario (alienante) nei confronti dell’altro genitore (alienato), il cui risultato è la formazione di un sentimento ingiustificato di ostilità da parte del minore nei confronti del genitore non affidatario.
Con la sentenza in epigrafe la Cassazione è intervenuta sull’argomento, mettendo in evidenza sia la mancanza di qualsiasi riconoscimento da parte della maggioranza della Comunità Scientifica Internazionale sulla validità e fondatezza della teoria posta alla base di tale ipotetico disturbo patologico che, pur se proposto per la prima volta nel 1984, ad oggi non è stato classificato come sindrome o malattia all’interno del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, sia la scarsa autorevolezza del sostenitore principale di tale teoria, Richard Gardner. 
Spiega la Suprema Corte che in presenza di una consulenza che presenti devianze dalla scienza medica ufficiale, come nell’ipotesi in cui il CTU sostenga la presenza di una sindrome di alienazione genitoriale, è dovere del giudice di merito verificarne il fondamento sul piano scientifico, ricorrendo alle proprie cognizioni scientifiche ovvero avvalendosi di idonei esperti.
Pertanto nel caso di specie la Cassazione accoglie il ricorso del genitore affidatario, accusato di aver manipolato il sentimento del figlio nei confronti del padre, e rinvia la trattazione della causa ad altra Corte d’Appello, in quanto i giudici di prime cure, nello stabilire le modalità di affidamento del minore, si limitavano a recepire integralmente le conclusioni cui era pervenuto il CTU, omettendo di esaminare le censure, specificamente proposte, sia in relazione alla validità, sul piano scientifico, di tale controversa patologia, sia in merito alla sua reale riscontrabilità nel minore e in sua madre.

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