Peculato d’uso: il reato non si configura se l’uso è momentaneo

Cassazione penale, sez. VI, 1 febbraio 2005, n. 9216

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 Peculato d’uso: il reato non si configura se l’uso è momentaneo

Peculato d’uso: il reato non si configura se l’uso è limitato nel tempo e non vi è pregiudizio per la PA

Nel cosiddetto peculato d’uso, l’uso della cosa pubblica deve essere protratto per un tempo tale da sottrarre la cosa alla sua destinazione istituzionale ed arrecare un pregiudizio alla funzionalità della pubblica amministrazione.
La fattispecie di “peculato d’uso”, nella sua autonomia rispetto a quella di peculato di cui al comma primo dello stesso art. 314 c.p., si realizza quando “il colpevole ha agito al solo scopo di fare uso momentaneo della cosa…” e, poi, “ … questa, dopo l’uso momentaneo, è stata immediatamente restituita”.
Dunque, l’elemento materiale, che distingue tale minore ipotesi rispetto a quella più grave, è l’uso “momentaneo” della cosa e la sua “immediata restituzione” dopo l’uso.
Per “uso momentaneo” non si intende tuttavia un uso “istantaneo”, ma temporaneo, ossia protratto per un tempo limitato così da comportare una sottrazione della cosa alla sua destinazione istituzionale tale da non compromettere seriamente la funzionalità della pubblica amministrazione.(Sez. VI, 10 marzo 1997, Federighi, rv. 207594).
In ogni caso la temporaneità dell’uso, seppure non estranea ad una condotta meramente episodica e occasionale, deve caratterizzarsi per consistenza e durata tale da realizzare una “appropriazione” e da compromettere, in ogni caso, la destinazione istituzionale della cosa ed arrecare pregiudizio, anche se modesto, alla funzionalità della pubblica amministrazione.

(Nella fattispecie la corte ha assolto un dipendente comunale addetto alla vigilanza che era stato visto, in un’unica occasione, utilizzare l’autovettura di servizio per il trasporto di familiari).

Art. 314 
Peculato
Il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che, avendo per ragione del suo ufficio o servizio il possesso o comunque la disponibilità di denaro o di altra cosa mobile altrui, se ne appropria, è punito con la reclusione da quattro anni a dieci anni e sei mesi.
Si applica la pena della reclusione da sei mesi a tre anni quando il colpevole ha agito al solo scopo di fare uso momentaneo della cosa, e questa, dopo l’uso momentaneo, è stata immediatamente restituita.

Testo integrale della sentenza:

Cassazione penale, sez. VI, 1 febbraio 2005, n. 9216