Condanna per delitti non colposi e rilascio del porto d’armi.

Consiglio di Stato, sez. III, 12 febbraio 2013, n. 822

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Il divieto di rilascio del porto d’armi a chi abbia riportato condanna alla reclusione per delitti non colposi contro le persone commessi con violenza, ovvero per furto, rapina, estorsione, sequestro di persona a scopo di rapina o di estorsione ed a chi abbia riportato condanna a pena restrittiva della libertà personale per violenza o resistenza all’autorità o per delitti contro la personalità dello Stato o contro l’ordine pubblico, il tutto così come previsto dall’art. 43, 1 comma, lettere a) e b) del TULPS, non deve ritenersi quale vincolo assoluto.
La pregressa condanna per delitti violenti non colposi è opponibile all’istanza del privato di detenzione ed uso di armi, solo se vi sia una pluralità di indici concreti ed accertati d’attuale pericolosità ed inaffidabilità dell’istante.
Pur potendosi condividere in linea di massima l’assunto secondo cui le condanne per i reati indicati nel ripetuto art. 43, 1 comma., lett. a) e b) assurgano a speciali incapacità ex lege al rilascio o al rinnovo delle autorizzazioni di polizia, tali da non esser superate sic et simpliciter dalla mera riabilitazione dell’interessato, tuttavia non si può trarre da tali vicende il carattere d’irreversibile permanenza del loro effetto ostativo, non superabile da alcuna situazione sopravvenuta.
La P.A. non può considerare le condanne a guisa di fatto preclusivo immodificabile, giacché siffatta soggezione perpetua appare, in questo come in altri campi dell’esperienza giuridica, estranea all’ordinamento positivo. Ove fosse consentita alla P.A., sempre e comunque una motivazione di rigetto completamente avulsa dalla realtà attuale e condizionata da condotte risalenti ad un passato ormai remoto e non più riprodotto, la norma sarebbe così, nella sua irragionevolezza, di dubbia legittimità costituzionale.
Non basta invocare il dato fattuale delle remote condanne per i reati in questione, occorrendo piuttosto procedere ad una concreta prognosi che tenga conto sì di tali eventi, ma pure dei pregressi rilasci o rinnovi del titolo di polizia, della condotta tenuta dall’interessato nell’ampio lasso di tempo successivo alla condanna, nonché di fatti eventualmente sintomatici della pericolosità effettiva ed attuale di questi e d’ogni altro elemento utile a lumeggiarne la personalità, compresa la riabilitazione.