Non sussiste un potere generalizzato del giudice di ordinare al P.M. il deposito di atti di indagine.

Cassazione penale, sez. V, 16 dicembre 2013, n. 27986

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Il potere del giudice di ordinare il deposito di atti relativi alla fase dell’indagine è limitato a casi specifici e ben delimitati (ad esempio per atti che per legge devono essere inseriti nel fascicolo del dibattimento, come la querela).
Non sussiste, invece, un potere generalizzato del giudice di ordinare il deposito di altri atti di indagine, essendo rimesso all’organo di accusa il potere di individuare e allegare gli atti che attengono strettamente ai soggetti e alle imputazioni per cui viene esercitata l’azione penale.
A tal proposito la Suprema Corte  richiama anche una pronuncia della sezione 6, sentenza n. 33067 del 17/04/2003, secondo cui Gli artt. 416 cod. proc. pen. e 130 disp. att. cod. proc. pen., delegando al pubblico ministero l’onere di formare il fascicolo da trasmettere al giudice per le indagini preliminari con la richiesta di rinvio a giudizio degli imputati, attribuiscono in via esclusiva al potere delibativo dell’organo di accusa il compito di individuare e allegare quegli atti che attengono, strettamente, ai soggetti e all’oggetto del rinvio a giudizio, con la conseguenza che non può ipotizzarsi, a carico dello stesso pubblico ministero, alcun obbligo di allegazione di atti che riguardino persone estranee a tale oggetto ovvero afferenti a indagini diverse o ancora in corso di sviluppo”.