Pranzo da casa a scuola: la cassazione è contraria

Cassazione civile, sez. unite, 30 luglio 2019, n. 20504

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 Pranzo da casa a scuola: la cassazione è contraria

Gli alunni della scuola primaria e secondaria non hanno un diritto soggettivo a portare il pranzo da casa a scuola

Le Sezioni Unite hanno affermato che non è configurabile, né può costituire oggetto di accertamento da parte del giudice ordinario, un diritto soggettivo perfetto ed incondizionato all’autorefezione individuale, nell’orario della mensa e nei locali scolastici, degli alunni della scuola primaria e secondaria di primo grado.
In termini più semplici non esiste alcun diritto soggettivo degli alunni della scuola dell’obbligo a gestire in autonomia la refezione, portando il pasto da casa, che sia un semplice panino o altra pietanza.
Possono essere eventualmente esercitati diritti procedimentali al fine di influire sulle scelte riguardanti le modalità di gestione del servizio mensa, rimesse all’autonomia organizzativa delle istituzioni scolastiche, in attuazione dei principi di buon andamento dell’amministrazione pubblica.

É stato rilevato che il servizio mensa è compreso nel «tempo scuola» in quanto condivide le finalità educative proprie del progetto formativo scolastico di cui esso è parte, come evidenziato dalla ulteriore funzione cui detto servizio assolve, di educazione all’alimentazione sana, come previsto dal d.l. 12 settembre 2013, n. 104, conv. in legge 8 novembre 2013, n. 128.
Alla suddetta finalità educativa concorre quella di socializzazione, che è tipica della consumazione del pasto «insieme», cioè in comunità
(a norma dell’art. 9 del D.Lgs. n. 59 del 2004, «la scuola secondaria di primo grado è finalizzata […] al rafforzamento delle attitudini all’interazione sociale»), condividendo i cibi forniti dalla scuola, pur nel rispetto (garantito dal servizio pubblico) delle esigenze individuali determinate da ragioni di salute o di religione.
Incoerente rispetto a queste finalità è l’invocazione di un diritto soggettivo perfetto o incondizionato all’autorefezione individuale, inteso come inerente al diritto costituzionale all’istruzione, che si assume – in tesi – compromesso se agli alunni che optano per il
«tempo pieno» e «prolungato» fosse impedito di pranzare a scuola con cibi propri.

Testo integrale della sentenza:

Cassazione civile, sez. unite, 30 luglio 2019, n. 20504