Presunzione della distribuzione ai soci degli utili extracontabili nelle società a ristretta base azionaria

Cassazione civile, sez. V tributaria, 8 luglio 2008, n. 18640

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 Presunzione della distribuzione ai soci degli utili extracontabili nelle società a ristretta base azionaria

Società di capitali a ristretta base azionaria: è legittima la presunzione della distribuzione ai soci degli utili extracontabili

In tema di accertamento delle imposte sui redditi, nel caso di società di capitali a ristretta base sociale, pur non sussistendo, a differenza delle società di persone, una presunzione legale di distribuzione degli utili ai soci, viene generalmente ammesso che l’appartenenza della società ad una stretta cerchia familiare possa fornire, sul piano degli indizi, la prova dell’avvenuta distribuzione ai soci degli eventuali utili extracontabili accertati.

La correttezza logico giuridica di tale criterio d’imputazione ai soci degli utili extracontabili di una società di capitali è stata infatti ripetutamente riconosciuta dalla giurisprudenza di legittimità sulla considerazione della “complicità” che normalmente avvince i membri di una ristretta compagine sociale.
La ristretta base familiare di una società di capitali può costituire il fatto noto che consente all’Ufficio, in sede di rettifica della dichiarazione, di risalire, in via di presunzione semplice ex artt. 2121 e 2129 c.c. a quello, ignorato e da verificare, della distribuzione ai soci del maggior utile non contabilizzato. È fatta salva, naturalmente, la facoltà del contribuente di offrire la prova del fatto che i maggiori ricavi non siano stati fatti oggetto di distribuzione ma siano stati invece accantonati dalla società, ovvero da essa reinvestiti.

Tale principio, in carenza di qualsivoglia convincente argomentazione contraria, deve essere confermato anche per l’ipotesi in cui risulti “sulla carta” una perdita contabile. I ricavi conseguiti da operazioni “in nero”, che per effetto della mancata loro inclusione nella contabilità sociale non risultano né accantonati né reinvestiti, si presume che siano stati distratti dalla società per essere distribuiti ai soci.
Nel casi di specie il risultato negativo del bilancio, riscontrato tra l’altro dal giudice del merito, non esclude il fatto oggettivo che i ricavi non contabilizzati, non entrati nelle casse sociali, siano stati distribuiti ai soci in quanto tali (uti soci), quindi senza nessun altro titolo giuridico che la qualità rivestita.

Testo integrale della sentenza:

Cassazione civile, sez. V tributaria, 8 luglio 2008, n. 18640