Abuso d’ufficio per il primario che esclude alcuni colleghi dagli interventi chirurgici.

Cassazione penale, sez. VI, 22 ottobre 2012 n. 41215

575
0.00 / 5 - 0 voti

“Il primario di un ospedale è tenuto quale pubblico dipendente a prestare la sua opera in conformità delle leggi ed in modo da considerare sempre l’interesse della pubblica amministrazione, in particolare ispirandosi nei rapporti con i colleghi […] al principio di una assidua e solerte collaborazione”.
Pertanto “sussiste il reato di abuso di ufficio con violazione di legge, secondo la nuova formulazione dell’articolo 323 c.p., allorché il medesimo ponga in essere comportamenti di vessazione ed emarginazione dei medici del reparto che non assecondano le proprie scelte”.
Nella fattispecie la condotta del primario era finalizzata ad una gestione “baronale” della clinica urologica, portando a penalizzare fortemente la carriera di due colleghi medici, pure “qualificatissimi professionisti”, emarginandoli ed escludendoli dagli interventi chirurgici al fine di punirli ed indurli ad abbandonare la clinica per altre destinazioni.

Articoli correlati